100 di Marilyn: come il mondo festeggerà l’icona del cinema
di Moreno Stracci
Prima di diventare Marilyn Monroe, fu Norma Jeane Baker: una bambina nata il primo giugno 1926 e cresciuta nella Los Angeles degli anni Trenta tra famiglie affidatarie e orfanotrofi, segnata dall’assenza del padre e dalla fragilità psichica della madre. Un’infanzia instabile, lontana anni luce dall’immagine scintillante che avrebbe poi incarnato sullo schermo, ma decisiva nel forgiare il suo bisogno di riconoscimento e la sua tensione verso l’autonomia.
Scoperta quasi per caso mentre lavorava in una fabbrica durante la Seconda Guerra Mondiale, Norma Jeane iniziò come modella, diventando rapidamente uno dei volti più richiesti delle riviste americane. Quando firmò il primo contratto con la 20th Century Fox, cambiò nome e colore di capelli: nacque Marilyn Monroe.
Negli anni Cinquanta Marilyn divenne una star internazionale con film come Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e A qualcuno piace caldo, imponendo un modello di femminilità insieme sensuale e vulnerabile, ironico e malinconico. Meno noto, ma centrale, fu il suo impegno nello studio: frequentò l’Actors Studio di New York seguendo le lezioni di Lee Strasberg (creatore insieme a Stella Adler e Sanford Meisner, dello stile recitativo chiamato “the Method”) cercando ruoli drammatici che le permettessero di essere riconosciuta come attrice, non soltanto come icona.
Lettrice vorace, possedeva una biblioteca di oltre quattrocento volumi e annotava pensieri, poesie e frammenti sui suoi quaderni personali. Nel 1955 fondò la Marilyn Monroe Productions, diventando una delle prime attrici a sfidare il sistema dei grandi studios e a rivendicare controllo creativo e salariale. Fu anche una sostenitrice concreta dei diritti civili: il suo intervento fu decisivo per permettere a Ella Fitzgerald di esibirsi in locali dai quali era stata esclusa per motivi razziali.
La sua morte prematura, nel 1962, a soli trentasei anni, contribuì a cristallizzarne l’immagine in un mito tragico. Marilyn non fu soltanto una vittima del sistema hollywoodiano, come spesso rappresentata, ma anche un’artefice consapevole della propria immagine, capace di intuire prima di molti altri il potere e il prezzo della celebrità moderna, in un’epoca che concedeva pochissimo spazio di manovra alle attrici.
È da qui che prende forma il centenario del 2026: non come semplice operazione nostalgica, ma come tentativo di restituire complessità a una figura che ha segnato il cinema e il nostro immaginario collettivo.
Il cuore del centenario: cinema e grandi retrospettive
Il cinema, il mezzo che l’ha resa eterna, è il fulcro delle celebrazioni.
Torino: l’omaggio italiano
In Italia, l’evento più atteso è la 44ª edizione del Torino Film Festival (24 novembre – 2 dicembre 2026). Il direttore Giulio Base ha scelto di dedicare l’intera manifestazione a Marilyn, trasformando il festival in una grande retrospettiva tematica.
La retrospettiva comprende 24 titoli che attraversano l’intero universo marilyniano: dai film che ne hanno costruito la carriera – come Giungla d’asfalto (1950), Gli uomini preferiscono le bionde (1953), A qualcuno piace caldo (1959) e Gli spostati (1961) – fino a documentari, riletture critiche e opere successive che hanno trasformato Marilyn in un mito culturale, come Love, Marilyn, Insignificance e Blonde. Un percorso che consente di seguire non solo l’evoluzione dell’attrice, ma anche la stratificazione del suo immaginario nel cinema del Novecento e oltre.
Parigi e Los Angeles
In Europa, la Cinémathèque Française ospita dal 15 aprile al 31 agosto 2026 la mostra Marilyn: The Construction of a Myth, un percorso che analizza il controllo consapevole esercitato dall’attrice sulla propria immagine, sulla luce e sulle inquadrature.
Negli Stati Uniti, l’Academy Museum of Motion Pictures ha inaugurato una sala permanente dedicata a Marilyn, dove per tutto l’anno vengono proiettati i suoi celebri screen test, rivelando il lavoro, la disciplina e la fatica dietro ogni gesto apparentemente spontaneo.
Il centenario nei libri
Il volume di riferimento del centenario è Marilyn Monroe 100: The Official Centenary Book, edito da ACC Art Books, in uscita mondiale il 5 maggio 2026. Il libro restituisce un ritratto inedito della vita privata dell’attrice, includendo documenti come il menù della cena per il suo trentesimo compleanno e le ricevute della sua libreria personale.
In Italia, White Star pubblica Marilyn. Dea. Diva. Donna di Chiara Pasqualetti Johnson, un volume che indaga il ruolo pionieristico di Marilyn come imprenditrice e donna capace di ridefinire i rapporti di potere nell’industria cinematografica.
Aste da record: il tesoro di Norma Jeane
Il 4 e 5 giugno 2026, Julien’s Auctions organizza a Beverly Hills l’evento 100 Years of Marilyn. Gli esperti prevedono un fatturato superiore ai 30 milioni di dollari.
In vendita non solo abiti di scena iconici, ma oggetti personali: l’agenda del 1961, flaconi di Chanel No. 5 usati e una lettera mai spedita indirizzata al suo terapeuta, testimonianze intime di una vita vissuta sotto i riflettori.
Lifestyle e cultura pop: il colore del centenario
Il centenario coinvolge anche il mondo del costume. Il Pantone Color Institute ha presentato tre tonalità ufficiali per il 2026: Norma Jeane Peach, Platinum Myth e High Risk Red, ispirate rispettivamente alla sua pelle, ai capelli e al rossetto iconico.
Perché Marilyn nel 2026
Perché celebriamo ancora una donna scomparsa oltre sessant’anni fa? Perché Marilyn Monroe è stata, allo stesso tempo, vittima e architetta della cultura dell’immagine. È stata tra le prime a comprenderne il potere e il costo: ha lottato per la libertà artistica, per la parità salariale e per il riconoscimento della fragilità psichica in un’industria che non ammetteva debolezze.
Marilyn compie cento anni e, paradossalmente, non è mai stata così attuale. Non come icona immobile, ma come figura ancora capace di interrogare il nostro rapporto con fama, identità e libertà, al dì là delle apparenze, dell’immagine della bionda sexy, sulla quale ci si è spesso soffermati troppo.
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Crediti immagini
By Dell Publications, Inc. New York, publisher of Modern Screen – Page 33, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49827932
By Macfadden Publications New York, publisher of Radio-TV Mirror – page 22, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49817075
By Sam Shaw – Corpus Christi Caller-Times page 20 via en:Newspapers.com, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37860629
