Posted on: 14 Gennaio 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

Dante il padre dell’idea di Italia

 

Il Consiglio dei Ministri il 17 gennaio 2020 ha istituito il 25 marzo di ogni anno, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, il Dantedì. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, ha accolto e promosso l’istanza presentata per questa occasione dal “Comitato nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri”, evento che avverrà nel corrente anno.

“Dante è l’unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l’idea stessa di Italia”, come ricorda il Ministro. Una ricorrenza che a pensarci bene sembra quasi scontata perché in Italia, paese della bellezza culturale, artistica, paesaggistica e chi più ne ha più ne metta, siamo così abituati all’eccellenza e al bello che quasi ce ne dimentichiamo o peggio ci sembra “normale”. Ma perché Dante è così importante in un’Italia che non si risparmia di poeti e letterati in tutti i secoli? Dante è l’uomo o meglio il poeta giusto al momento giusto. Siamo a cavallo tra il Duecento e il Trecento, in un periodo storico dove la Terra Italiae era una Paese senza un centro politico né una capitale, e dove le città si combattevano tra loro per affermare la supremazia territoriale, anche con il sostegno di eserciti stranieri. Una penisola dove si parlavano molti dialetti, e l’unità linguistica, una delle rivoluzioni introdotte dal dominio romano, era un questione lontana e sfocata ma già chiaramente intuita da Dante nel De vulgari eloquentia. In molte nazioni e comunità, le lingue dominanti si erano invece già affermate in vari modi: o perché parlate nei centri del potere politico come Parigi o a corte come a Londra, o come lingue dei testi religiosi: l’Arabo, la lingua del Corano, l’ebraico della Bibbia, e più tardi il tedesco con l’opera di traduzione dei testi sacri compiuta da Martin Lutero.  L’Italia dovrà invece attendere il Risorgimento per poter iniziare a parlare di lingua nazionale. In un Italia, dunque, politicamente e linguisticamente divisa nasce la Commedia di Dante, un poema che parlava in un linguaggio universale di amore e umanità e che non offendeva alcun sentimento di indipendenza difeso accanitamente dalle autonomie territoriali. Insomma un libro universale che ha ispirato e affascinato tutti i letterati del mondo: Dante, che conosceva il latino classico, decide di scrivere la Commedia in volgare toscano perché riconosce quello come idioma materno, la lingua giusta con la quale parlare alle persone del popolo e non ai dotti, attraverso la quale raccontare il tormentato viaggio d’un uomo che ha smarrito la via, per mostrare con infinita umiltà il cammino verso un’esistenza vera. Seppur calata nella cultura religiosa del tempo, la Commedia rimane a tutt’oggi uno dei documenti più affascinanti e preziosi della ricerca, tutta umana, del proprio posto nel mondo.

La Commedia si afferma comunque non senza tensioni di carattere morale e religioso che partivano direttamente da Firenze: i domenicani fiorentini ne vietarono per esempio la lettura perché la ritenevano un ostacolo ad una cultura religiosa basata interamente ed esclusivamente sui testi sacri mentre i francescani, che rappresentavano in quel periodo il movimento più importante e attivo della Chiesa di Roma, riconobbero in questo libro i valori essenziali della spiritualità cristiana, proponendone e incentivandone anzi la lettura pubblica. Tra queste esposizioni pubbliche sicuramente la più famosa rimane la Lectura Dantis del Boccaccio, che non conobbe mai direttamente Dante ma ne ammirò l’opera tanto da definirla “Divina”.

Nell’Ottocento anche Mazzini, il profeta dell’unità d’Italia, riprende la Commedia come strumento per promuovere e riscoprire il sentimento di unione della penisola.

Un libro che rappresenta ancora oggi un simbolo dell’Italia nel mondo, straordinario ambasciatore della nostra cultura, tradotto in oltre settanta lingue e dialetti.

In conclusione, il 2021 è l’anno nel quale celebrare, in un ritrovato sentimento di comunione che l’epidemia ci impone come via straordinaria  di salvezza sociale, il Sommo Poeta, vate di questo paese e di questa nostra meravigliosa lingua.

 

 

 

L’Associazione Quia (capoprogetto), in collaborazione con l’Associazione La Collina dei Ciliegi e la APS Il Mandorlo d’Oro, associazione di promozione sociale riconosciuta dalla Regione Lazio Politiche Sociali, nell’ambito degli scopi statutari, in riferimento ai festeggiamenti nazionali nella ricorrenza del 700esimo della morte di Dante, intende attuare una serie di iniziative volte a valorizzare e far riscoprire la figura di questo personaggio di rilievo non solo nazionale ma anche internazionale, che ha assunto, con il suo genio, una indiscussa importanza nello sviluppo della cultura italiana ed europea nel corso dei secoli fino ai nostri giorni.

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