Posted on: 11 Febbraio 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

Le origini di questa festività sono molto antiche e risalgono all’epoca greco-romana. Diverse fonti asseriscono che il termine “Carnevale” derivi dalla locuzione latina “carnem levare”: “eliminare la carne”. Infatti subito dopo il Carnevale inizia la Quaresima che rappresenta, secondo la liturgia cattolica un periodo di quaranta giorni di digiuno in preparazione della Santa Pasqua.

Per questo motivo il martedì che precede il primo giorno di Quaresima, “le Ceneri”, viene chiamato “Grasso” perché è l’ultimo giorno per poter consumare le scorte di cibo “grasso” e prelibato prima dell’astinenza.

L’uso di mascherarsi, in antichità, aveva profondi significati simbolici, il più importante dei quali era la ribellione contro i soprusi. Un povero, indossando la maschera, poteva diventare un “ricco” e sotto mentite spoglie trovare la forza di dire e fare qualsiasi cosa nascondendo le sue verità e i suoi malcontenti dietro scherzi, giochi e finzioni.

Sapete perché i coriandoli si chiamano così? Si narra che a Venezia intorno al 1500 durante il Carnevale, dai carri allegorici venivano lanciate delle palline simili a confettini profumati. Questi “confettini” altro non erano che i frutti della pianta del coriandolo rivestiti di zucchero. La loro produzione però era molto costosa e in seguito fu sostituita da semi di coriandolo rivestiti di gesso e poi da fluttuanti dischetti di carta colorata. Di lì il nome coriandoli.

Ogni regione d’Italia ha una maschera che la rappresenta: un Campania c’è Pulcinella,  il simpatico napoletano chiacchierone e sempre affamato. In Emilia Romagna, il bolognese Dottor Balanzone il cui nome deriva dalla parola “balanza” ovvero bilancia, simbolo di giustizia. Nel Lazio Rugantino, personaggio la cui caratteristica è “la ruganza” che in romanesco significa arroganza. In Liguria troviamo Capitan Spaventa il soldato sognatore colto e assennato. In Piemonte c’è Gianduia, galantuomo torinese allegro e coraggioso che ama il buon vino e la buona tavola mentre in Toscana troviamo Stenterello che rappresenta il popolino fiorentino oppresso dalle ingiustizie.

Pieter Bruegel il Vecchio, Lotta tra Carnevale e Quaresima (1559), olio su tavola, 118x164,5, Kunsthistorisches Museum - Vienna

Tra le più famose maschere veneziane ricordiamo il ricco commerciante burbero e avaro Pantalone, con la figlia Rosaura e la furba servetta Colombina. Pare che la più antica maschera di Carnevale sia quella di Arlecchino, nata nel bergamasco e poi resa famosa dal Goldoni nella commedia veneziana “Arlecchino servitore di due padroni”. Arlecchino, sempre pronto a trarre in inganno e a fare dispetti ha una storia molto commovente. Si narra che in una misera casetta del bergamasco viveva un bambino con la sua mamma. Erano tanto poveri. Per il Carnevale la maestra organizzò una festa in maschera ma il bimbo, ahimè, non avrebbe partecipato perché non c’erano soldi per comprare la stoffa per il vestito. Allora i compagni di scuola portarono alla mamma di Arlecchino tutti i ritagli di stoffa che erano avanzati dai loro vestiti e Arlecchino felice, con il suo abitino fatto di tante losanghe multicolore e lucenti fu il più ammirato della festa.

 

Ambra Frezza©