Posted on: 4 Marzo 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

Conosciamo tutti Lucio Dalla, uno dei talenti artistici italiani più geniali ed eclettici della storia della musica scomparso prematuramente il primo marzo 2012 ma in questo articolo vogliamo raccontarlo anche sotto un’altra luce. Nato a Bologna il 4 marzo del 1943 è stato un artista completo e poliedrico, musicista, cantautore, attore e regista e tanto altro, innamorato di tutto quello che è vita ma non solo: Lucio Dalla è stato anche un grande appassionato di fotografia e di poesia e un collezionista d’arte. La passione per l’arte ha trasformato la sua abitazione in via D’Azeglio 15 a Bologna, in un vero e proprio museo dell’inusuale dove si mescolano tra loro diversi stili e epoche ma anche oggetti di poco valore che fanno la foro figura vicino a opere prestigiose (tra le quali un Klimt) e oggetti preziosi. Il filo conduttore di quello che si potrebbe pensare in un primo momento come ad un guazzabuglio non organizzato di oggetti collezionati è l’amore sfrenato per la vita, per le emozioni e per la varietà delle espressioni umane testimoni di una diversità salvifica.

La sua abitazione di 2.400 metri quadrati, in un quattrocentesco palazzo bolognese, oggi rimane ancora impressa della vita dell’artista che in realtà sembra non abbia mai abbandonato la casa.

Lucio Dalla e Alda Merini

Molte le stanze che oggi possono essere visitate grazie all’impegno della Fondazione Lucio Dalla. 

Nella “Stanza Caruso”, sede della etichetta discografica Pressing Line, numerose sono le opere esposte tra dipinti, cimeli e sculture, molti i ritratti dell’artista, realizzati nei decenni dagli amici artisti. Lucio Dalla sceglieva personalmente le opere e gli oggetti da collezionare seguendo un unico criterio: i legami, le emozioni e le amicizie che ogni pezzo rappresentava per lui, senza considerare il valore economico o di investimento. Ed ecco il perché di questa mescolanza artistica sorprendente ma mai banale che è l’ideale di come il grande genio bolognese vedeva il mondo. Dalla ha aiutato anche molti artisti ad emergere.

La “Stanza delle Colonne”, così chiamata per via delle alte colonne marmoree che si stagliano nell’ambiente sostenendo gli alti soffitti affrescati in stile neoclassico bolognese è un salotto dove il tema comune è il Sud Italia: Napoli, Capri, la Sicilia, la Puglia e i luoghi dell’infanzia che hanno mutato fortemente il suo modo di essere: “E’ nel sud che sono diventato religioso, di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana”.

Lo “Studio di Lucio” invece è una piccola stanza, uno studio personale dove l’artista, a differenza delle altre sale, amava stare da solo o con pochi amici ristretti per riflettere. In questa ufficio ci sono molti oggetti collezionati ma uno fra tutti spicca per singolarità e profondità del messaggio: un frammento del muro di Berlino prende tutta la scena, un pezzo che ispirò l’artista nella composizione del famoso e intenso brano “Futura” che ha come protagonisti due innamorati, uno di Berlino Est e l’altra a Berlino Ovest, che sognano il futuro insieme.

Lucio Dalla e Gianni Morandi

Lucio Dalla si è occupato anche di arte contemporanea in modo diretto con l’apertura negli anni ’90 di una galleria d’arte a Bologna, la “No code” che ha ospitato artisti sia famosi che agli esordi.

La Fondazione Lucio Dalla organizza per oggi  “LUCIO quattro marzo duemilaventuno”

©Pamela Stracci

 

*Foto di copertina: Gorup de Besanez, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons