Posted on: 3 Maggio 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

Il disegno rappresenta la prima e più diretta forma di espressione artistica dell’umanità. Nella sua evoluzione dalla preistoria all’età contemporanea, possiamo distinguere due grandi direttrici di esecuzione: l’incisione e l’apposizione di segni. La prima direttrice porterà alla nascita delle tecniche incisorie le quali, seppur considerate inferiori all’arte pittorica, riusciranno nel tempo a sviluppare una propria autonomia e un proprio valore; la seconda direttrice porterà alla nascita del disegno artistico nella sua accezione tradizionale. Quest’ultimo, tuttavia, stenterà per buona parte dell’epoca moderna a ottenere un riconoscimento come tecnica fine a se stessa e portatrice di un autonomo valore estetico: verrà considerato dai più operazione strumentale di preparazione all’opera d’arte vera e propria o di opere architettoniche, prodotti industriali e artigianali. Rappresenterà, dunque, una fatica transitoria necessaria alla buona riuscita del progetto artistico, fatica della quale viene persa traccia nell’opera finita.

Guardando alla storia delle tecniche artistiche, si può affermare che è a partire dal Trecento che le potenzialità tecniche ed espressive del disegno iniziano a essere approfondite. Già Giotto sostituisce al disegno sommario a tratto la tecnica del disegno adombrato, ossia chiaroscurale, e con il tempo, il disegno preparatorio diventa sempre più particolareggiato. Questo porterà, nel Rinascimento, a sviluppare l’idea del disegno come fondamento di tutte le arti e come esercizio centrale nella formazione degli artisti. Non a caso, la trattatistica del tempo, si concentra in modo energico sull’elaborazione della sua teoria e delle tecniche: il Ghiberti, l’Alberti, il Vasari, iI Cennini vi dedicheranno ampio spazio nelle loro opere.

Per comprendere l’importanza del disegno nella formazione dell’artista rinascimentale, basti leggere i capitoli 1-34 del Trattato dell’arte del Cennini. Si legga, a titolo esemplificativo, il capito XVIII, che tratta del disegno dal vero:

“Attendi, che la più perfetta guida che possa avere e migliore timone, si è la trionfal porta del ritrarre di naturale. E questo avanza tutti gli altri esempi; e sotto questo con ardito cuore sempre ti fida, e spezialmente come incominci ad avere qualche sentimento nel disegnare. Continuando ogni dì non ti manchi disegnar qualche cosa, ché non sarà sì poco che non sia assai; e faratti eccellente pro.”

Tra i tanti consigli elargiti con profondità di cuore dal Cellini, troviamo quello di disegnare ogni giorno qualcosa per raggiungere un’eccellenza capace di portare l’artista a primeggiare nell’arte.

In quest’epoca assistiamo alla pratica di eseguire i disegni preparatori non più direttamente sul supporto che avrebbe poi accolto la pittura, come nell’affresco trecentesco, ma per mezzo del “cartone” dal quale poi venivano trasferiti sul supporto definitivo tramite lo spolvero o il ricalco. La perfezione del disegno preparatorio consentì a molti artisti di delegare alle proprie botteghe la realizzazione dei dipinti o di parti di essi.

Con la seconda metà del ‘500 e poi nel ‘600, grazie allo sviluppo delle tecniche grafiche, il disegno riesce a ottenere riconoscimento come mezzo di espressione autonomo rispetto alla pittura. Si perfeziona in quegli anni la tecnica dell’incisione calcografica (puntasecca e poi acquaforte), e grazie a questo, il disegno assume quel carattere di originalità e unicità, contrapposto alla riproducibilità meccanica delle stampe.

L’importanza del disegno viene testimoniata da Leonardo da Vinci che per primo presenterà pubblicamente un cartone della Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino (conosciuto anche con il nome di The Burlington House Cartoon, oggi alla National Gallery di Londra) con l’intento di farlo ammirare. Questo episodio è interessante perché gli storici dell’arte non sono concordi sul considerare questo cartone come un lavoro preparatorio per una successiva opera pittorica: è stata abbracciata l’ipotesi che si tratti di un’opera fine a se stessa. 

Leonardo da Vinci, Cartone di Sant’Anna, (1499-1500 circa), carboncino e gesso bianco su carta, 141,5x104,6cm, National Gallery di Londra (Fonte: Leonardo da Vinci, Public domain, via Wikimedia Commons)

Bisogna, tuttavia, notare che il valore riconosciuto al disegno non è in epoca moderna univocamente affermato: è il caso della pittura veneta. Nella Vita di Cristofano Gherardi (1508-1556) detto Doceno dal Borgo, il Vasari ci informa che:

“Essendo poi pregato il Vasari da Michele San Michele architettore veronese di fermarsi in Vinezia, si sarebbe forse volto a starvi qualche anno, ma Cristofano ne lo dissuase sempre, dicendo che non era bene fermarsi in Vinezia, dove non si tenea conto del disegno, né i pittori in quel luogo l’usavano, senzaché i pittori sono cagione che non vi s’attende alle fatiche dell’arti, e che era meglio tornare a Roma, che è la vera scuola dell’arti nobili e vi è molto più riconosciuta la virtù che a Vinezia. Aggiunte adunque alla poca voglia che il Vasari aveva di starvi le disuasioni di Cristofano, si partirono amendue.”

Questa poca importanza data al disegno ritornerà con cadenza nella storia dell’arte: basti pensare agli impressionisti. Questi preferirono l’abbozzo veloce direttamente sulla tela che permetteva loro una traduzione più libera e immediata delle impressioni ricevute dall’ambiente.

Nel ‘600, il valore del disegno come opera pienamente autonoma è ormai indiscutibile: i disegni dei grandi maestri diverranno preziosi oggetti da collezione talmente ambiti da dare inizio a una intensa produzione di falsi.

Nei secoli successivi, il disegno perde, da una parte, il suo carattere innovativo e, dall’altra, le qualità artistiche che aveva raggiunto durante il Rinascimento. I motivi, in parte già visti, sono diversi: se le accademie riconoscono al disegno il suo valore di esercizio tecnico fondamentale per la formazione iniziale degli artisti, e a questo lo relegano, le tecniche grafiche sostituiscono gradualmente il disegno a mano libera e ne assorbono il valore di opera d’arte autonoma e sperimentale. Queste, tuttavia, con il tempo, vengono sempre più meccanizzate e sostituite dai moderni sistemi di stampa, che trovano impiego soprattutto per la creazione di illustrazioni per libri, perdendo di fatto la libertà espressiva e creativa del disegno artistico, il gesto, l’originalità.

Ai nostri giorni, il disegno, che sia a grafite, carboncino, sanguigna, gesso, pastello, ecc., rivive una prospera stagione: da una parte, troviamo un’agevolezza nel dedicarsi a questa tecnica che può essere eseguita all’aperto o anche sul tavolo delle nostre cucine, senza timore di sporcare o la necessità di avere grandi spazi dove riporre gli strumenti o le opere in lavorazione o terminate; il disegno, inoltre, si presenta poco costoso rispetto ad altre tecniche. Da un’altra parte, infine, il disegno rappresenta un mezzo creativo portatore di una libertà esecutiva, espressiva e di sperimentazione tale da permettere a chi la pratica un suggestivo viaggio nella propria visione e rappresentazione della realtà senza troppe insidie. Come afferma Edward Hill: “Il disegnare induce la mente creativa a esporre i propri meccanismi. Il disegnare dischiude il cuore del pensiero visivo, risveglia magicamente l’immaginazione. Il disegnare è un atto di meditazione.”

©Moreno Stracci – 2021