Concorso riservato ai Soci dell’Associazione culturale Quia


nella Giornata Mondiale dell'Arte, istituita dall'UNESCO nel 2019

a riconoscimento del contributo dell'arte alla diffusione della conoscenza e del suo valore nel nutrire la creatività, l'innovazione e la diversità culturale, per un mondo libero e pacifico.

Artisti selezionati a partecipare:

  Beatrice Nicosia   Alfredo Cardinali   Sofia Becherucci   Carla Zironi  Chiara Morelli   Emma Bitri (Emmabì)

Daniela Maria Serranò (Amadè)   Alba Marchetti   Christine Ames   Barbara Bergonzoni

Elvira Gatti   Giovanna Rocca (Giovy Roc)   Sarina Chiarchiaro   Francesca Girardello   Giuly di Felice

"Caro Leonardo, questa è la mia arte..."

Rassegna delle opere

Galleria di immagini (clicca per ingrandire)

Attestati di partecipazione


(gli artisti riceveranno copia dell'attestato via mail)

Si invita l’artista vincitore ad aggiornare il proprio curriculum artistico, aggiungendo la voce:

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Associazione Culturale Quia: Concorso “Caro Leonardo – edizione 2021” in occasione della Giornata Mondiale dell’Arte UNESCO – 15 aprile 2021 – Primo classificato (attestato n°:              )

Si invitano gli artisti partecipanti ad aggiornare il proprio curriculum artistico, aggiungendo la voce:

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Associazione Culturale Quia: Concorso “Caro Leonardo – edizione 2021” in occasione della Giornata Mondiale dell’Arte UNESCO – 15 aprile 2021 – (attestato di partecipazione n°:              )

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELL'ARTE
Il Consiglio Direttivo di A.C. Quia, riunitosi il giorno 13 aprile 2021,
ha deliberato all'unanimità il conferimento, per meriti culturali,
del DIPLOMA D'ONORE
all'artista Carla Zironi

Vince il concorso "Caro Leonardo - edizione 2021"

Daniela Maria Serranò
(Amadè)

Le nostre più sincere congratulazioni!
Associazione culturale Quia

Opera selezionata per la critica a cura del Dott. Moreno Stracci, storico e critico d’arte, linguista:

Amadè, Rosa Angelorum (2017), acrilico su cartoncino, 60x50
Amadè, Rosa Angelorum (2017), acrilico su cartoncino, 60x50

Critica a cura del Dott. Moreno Stracci, storico e critico d’arte, linguista:

Il dipinto di Amadè ci dona un senso profondissimo di comunione mistica, frutto di una contemplazione, di una ricercata fusione della pittrice con il proprio mondo spirituale. Posti di fronte all’opera, sembra che questa inviti anche noi a risvegliare quel senso personalissimo di religiosità che la vita quotidiana, con i suoi affanni, spesso ci porta inavvertitamente a rendere opaco. L’opera, infatti, rappresenta un fondamentale punto di svolta per la pittrice, un’evoluzione generata da vicende autobiografiche che si riflette poi nelle intenzioni e nella tecnica della sua produzione artistica. Una produzione carica di significati e suggestioni pronte ad essere colte da chi vi si pone di fronte, in quieto silenzio, con occhio schietto e cuore candido.

Nell’essenzialità della composizione, l’opera si fa portatrice di un onirico senso poetico e di un movimento narrativo innegabile, e ci racconta una storia di fiducia, persa e ritrovata, e rinascita: dal fondo scuro, quasi un grave cielo terroso nel quale si compie una tremenda battaglia nutrita di paure, insicurezze e delusioni, emerge lucente una rosa, delicatissima eppur salda e capace di accogliere e sopportare i nostri smarrimenti. La rosa, qui dipinta nell’atto di sbocciare, assume una forma nuova rispetto alla tradizione iconografica: in quest’ultima, il fiore è solitamente inscritto nella forma regolare del cerchio a simboleggiare la perfezione e la completezza; nell’opera di Amadè, invece, lo ritroviamo rappresentato in forma irregolare, come a suggerirci che la pienezza spirituale è un cammino che l’artista, come noi osservatori, sta tuttora compiendo.

L’eterno sbocciare di questa rosa antica crea a tratti fuggevoli visioni metamorfiche: là ci sembra di scorgere un petalo farsi piuma, qua un altro assume la foggia di un’ala, dal centro della corolla quasi ci appare una figura antropomorfa nell’atto di stagliarsi con le braccia tese verso la luce che sorge ad est, una luce che a sua volta si fa figura nell’atto di cogliere il fiore.

È questa un’opera figlia di un chiaro momento di ispirazione: la pittrice, come guidata da una mano altra, trascende la propria personale volontà e lascia che il colore si posi sulla tela in infinite sfumature e velature, attraverso un viaggio che si appressa all’esperienza mistica. Un viaggio che incarna, abbracciandola, la vicenda umana: alla drammaticità cromatica dello sfondo, che sporca appena i petali della rosa, segue un rosso bruno e gradatamente il bianco, in declinazioni impalpabili e suggestive variazioni tonali che vanno ben oltre il semplice chiaroscuro. Ci rammentano, pronte, che la vita è un continuo alternarsi tra luci e ombre, tra umano e trascendente, tra mondo esteriore e interiore percezione, tra corpo sensibile fatto di terra e sangue e inafferrabile etere, tra appagamento e sacrificio. Sta a noi saper essere flessuosi pur mantenendo lo sguardo fisso alla luce, a quella luminosa rosa angelica che contempla senza sosta né timore le meraviglie della vita.

Bolzano, 7 maggio 2021

 

Dott. Moreno Stracci

Presidente A.C. Quia

Storico e critico d’arte, linguista

Il Dott. Stracci è contattabile all’indirizzo: direzione@quiamagazine.it