Posted on: 18 Dicembre 2020 Posted by: Redazione Comments: 0

Nei primi decenni del Novecento era diffusa la colorazione ad acquerello delle fotografie, che erano prodotte solo in bianco e nero, direttamente sul supporto cartonato di stampa. La fotopittura incarnava la volontà di chi commissionava l’opera di creare un oggetto, un ricordo con un particolare significato e prestigio. Dalla metà del secolo scorso, si aggiunsero all’acquerello altri mezzi pittorici applicati alla fotopittura, per giungere infine alle rielaborazioni tramite software di grafica.

 

Che si tratti di paesaggio o un ritratto, la tecnica manuale permette di ottenere risultati sorprendenti, senza richiedere a chi la realizza una preparazione artistica di tipo accademico. I requisiti fondamentali per chi si approccia alla colorazione artistica delle foto sono una buona manualità e tanta immaginazione.  

Arco di Constantino a Roma, fotopittura, collezione privata

La procedura è abbastanza intuitiva, anche se non mancano i segreti del mestiere: nella versione più semplificata si stampa una fotografia in B/N (originale o elaborata per esempio aumentando o diminuendo il contrasto) nel formato desiderato e la si applica con colla forte sul supporto scelto ben pulito, come una tela o una tavola di legno duro preparata appositamente. Si applica la foto facendo attenzione che non si generino increspature e bolle. Le bolle per esempio possono essere eliminate bucandole con uno spillo e appiattendole con i polpastrelli. Quando tutto è ben asciutto si può iniziare a dipingere ad acquerello, acrilico, olio o con tecniche miste. Adesso entra in scena il gusto artistico dell’esecutore che, utilizzando i colori semitrasparenti e opachi, lasciando però sempre trasparire e respirare l’immagine fotografica sottostante, può sapientemente illuminare la composizione o addirittura stravolgerla rendendola un’opera d’arte unica.

 

Una tecnica che unisce in un colpo solo la passione per la fotografia e per la pittura.

Pamela Stracci ©