Posted on: 12 Febbraio 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

L'Arte raccontata da chi la crea

L'artista Carla Zironi

Come è nata la sua passione per l'arte?

E’ un dono immenso di cui ringrazio Madre Natura. Sin da bambina amavo disegnare, mi piaceva tratteggiare con la matita figure immaginarie, forse inconsciamente riportavo con la fantasia persone reali che avevo incontrato. Negli anni la passione non si è mai affievolita, ha sempre avuto un ruolo, a volte secondario, a volte più marcato nelle varie fasi dell’esistenza.

Quali sono i grandi maestri del passato che ammira?

Giotto e tutta l’arte connessa a quel periodo mi intriga. La trovo di una attualità incredibile indipendentemente dai soggetti dipinti. Botticelli e Raffaello ce li ho nel cuore. Leonardo non ne parliamo, è il Maestro. Gli impressionisti in blocco, una vera rivoluzione e l’arte vera è rivoluzionaria perché come la scienza, fa ricerca, sperimenta, crea una scuola, una corrente. Ci metto pure Van Gogh e Gaugain. I macchiaioli con Giovanni Fattori, e l’eleganza stilistica di De Nittis erede di Turner quanto ad atmosfere. I suoi studi sul Vesuvio che ho avuto il  privilegio di vedere, sono delle tavolette alle quali manca solo l’odore del vulcano. Nel Novecento, Picasso a scatola chiusa. Ho potuto ammirare a Barcellona, nella casa in cui ha vissuto, nel Barrio Gotico, delle ceramiche stupende. E dopo aver visto a Madrid il celebre Guernica, cosa vuoi di più?  Poi Mirò, e soprattutto Marc Chagal, visionario, poetico e con un senso del colore incredibile. Novella Parigina, strana e felina ma di una originalità senza pari. Guttuso paesaggista soprattutto: ho negli occhi un quadro di una semplicità sconvolgente ma c’era tutta la Sicilia. Un colle, una casa semplice come quelle che disegnano i bambini, un ulivo, terra e cielo, emanava calore. Negli anni ’80 ero nel Movimento Donne Agrà con il Maestro Sante Monachesi, da lui ho imparato a perfezionare l’essenziale, il tratto rapido e istintivo che è una dote molto particolare.  Ma amo moltissimo anche le pitture egizie, apparentemente statiche nelle pose ieratiche. Invece faraoni, regine, divinità, paesaggio, animali, rendono perfettamente  con movimenti d’insieme la vita della Terra amata dagli Dei. Per la scultura la Nike di Samotracia credo rappresenti l’apice della bellezza trionfante e del movimento. Dimenticavo…Artemisia Gentileschi for ever.

Qual è la sua tecnica preferita?

Prevalentemente sono una disegnatrice, soprattutto dal vero. Sono una cacciatrice di scorci che riprendo a penna per poi colorare con l’acquerello o la tempera. Diciamo che  sto sul figurativo e che nelle tele, per lo più ad olio, mi sforzo di non essere oleografica ma di dare protagonismo e spessore al colore anche se alla base c’è il disegno. Invidio chi va giù direttamente col pennello e la tavolozza superando la base disegnata, io non ne sono capace.

Cosa prova mentre crea?

Dopo aver “ruminato” un soggetto mettersi all’opera nella convinzione di poter creare qualcosa è un momento in cui l’anima è divisa in due: la tela o il foglio piano piano cominciano a parlare, pensi di essere sulla strada giusta, poi magari arrivano i ripensamenti critici, allora vorresti non aver mai cominciato e mollare. Ma alla fine, comunque vada sai che non hai sprecato tempo, che magari impari anche da te stessa, che puoi fare meglio senza l’ambizione di essere perfetta o geniale e ringrazi la Natura che ti ha dato questo valore aggiunto all’esistenza.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere con le sue opere?

Non lo so, non ho ambizioni al riguardo. Spero solo che i miei lavori appaghino lo sguardo, che quelli impegnati vengano percepiti e portino ad una qualche riflessione umanistica.

Quali sono i suoi prossimi progetti come artista?

A breve un incontro ravvicinato con Dante Alighieri nell’ambito della mostra da voi programmata per giugno. Un bell’impegno, ho fatto già tre provini, qualcosa uscirà.

Ho studiato e fatto ricerca sull’arcaismo soprattutto per quanto riguarda la Sardegna che in questo senso, oltre ad essere un luogo dell’anima, è un autentico tesoro archeologico, oltre i Nuraghi. Ho una cartella  di disegni: guerrieri Shardana, sciamane, bronzetti e aspetti del folklore che contengono quella antichissima radice arcaica. Forse ci scappa una mostra.

©Intervista rilasciata a A.C. Quia e autorizzata alla pubblicazione il 10 febbraio 2021. Vietata la riproduzione. I lettori che volessero condividere la presente intervista, possono farlo ESCLUSIVAMENTE condividendo l’articolo tramite i pulsanti di condivisione.

Grazie Carla