Posted on: 10 Agosto 2021 Posted by: Redazione Comments: 0

Le luminose lacrime di San Lorenzo

Anche quest’anno, come ogni anno nella notte di San Lorenzo, tutti con il naso all’insù a guardare il cielo alla ricerca di una stella cadente che, come da tradizione, ci darà l’opportunità di esprimere il desiderio più caro al nostro cuore. In questa notte magica e nelle notti che vanno dalla fine di luglio fino al 20 agosto circa, la Terra attraverserà lo sciame meteoritico delle Perseidi e una pioggia di meteore inonderà i nostri cieli, lasciando dietro di sé migliaia di scie luminose, incandescenti e magiche.

Quest’anno, il momento migliore per assistere allo spettacolo sarà la notte tra il 12 e il 13 agosto anche grazie al fatto che la luna sarà poco luminosa e il cielo apparirà di conseguenza più buio.

Grazie alla scienza, oggi conosciamo l’origine e la natura del fenomeno delle “stelle cadenti” ma in antichità queste manifestazioni venivano attribuite a miti e leggende: la più significativa per noi italiani è la leggenda delle lacrime di San Lorenzo martire.

San Lorenzo era un giovane sacerdote nato a Osca in Spagna nel 225. Mosso da un profondo senso di pietà e carità verso i più poveri, in giovane età decise di trasferirsi a Roma, centro della Cristianità mondiale, e per le sue doti di caritatevole benefattore a soli 32 anni fu nominato diacono della Chiesa nella diocesi di Roma da Papa Sisto II che gli assegnò il compito di reperire offerte da destinare in particolar modo agli orfani e alle vedove che ne avevano più bisogno.

A quel tempo regnava l’imperatore Valeriano, acerrimo nemico della Chiesa, che con la sua politica mirata alla persecuzione dei cristiani, emanò nel 257 un editto col quale si vietavano le riunioni dei cristiani pena l’esilio, seguito l’anno successivo da un secondo editto col quale si ordinava la messa a morte di tutti i vescovi, presbiteri e diaconi, confiscando tutti i beni ecclesiastici che finirono per rimpinguare le casse imperiali.

Vincent Van Gogh, Notte stellata (1888), olio su tela 73x92 cm, Musée d’Orsay, Parigi

Così il 6 agosto di quell’anno Papa Sisto II, il Papa buono della “ disputa battesimale” ed alcuni dei suoi diaconi furono mandati a morte tramite decapitazione per volere dell’Imperatore. Il 10 agosto sempre dell’anno 258 venne giustiziato anche San Lorenzo con una condanna, come narra la leggenda, ancora più efferata e disumana: fu bruciato vivo su una graticola piena di carboni ardenti. Una morte mostruosa e dolorosa inferta ad un giovane sacerdote poco più che trentenne. Da quel momento, secondo una credenza popolare, si racconta che le lacrime infuocate versate da San Lorenzo durante il suo supplizio, scendano ogni anno sulla Terra proprio nella notte del 10 agosto, come tante luminose stelle cadenti a ricordo della sofferenza del Santo martire che anche dal Regno dei Cieli aiuta gli afflitti a realizzare un loro desiderio, proprio come aveva fatto nella sua breve vita sostenendo le persone che patiscono. San Lorenzo è il patrono di bibliotecari e librai, cuochi, pasticcieri, vermicellai e rosticcieri, pompieri e vetrai, nonché protettore dei sogni, e non poteva essere altrimenti.

Tra le tante opere letterarie dedicate alla notte delle stelle cadenti, voglio ricordare la poesia di Giovanni Pascoli “X Agosto” (1896), uno tra i suoi componimenti più famosi scritto in memoria del padre Ruggero assassinato da due sicari mentre tornava a casa dal mercato il 10 agosto 1867. Chi non ricorda il famoso verso: Ritornava una rondine al tetto?. Rileggiamo la poesia insieme:

Giovanni Pascoli (1855-1912)

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:

l’uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell’ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l’uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d’un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male!

(in Myricae – ed. 1807 – sezione Elegie)

E allora nelle prossime notti, tutti ad ammirare il cielo con l’augurio che i nostri desideri veri si realizzino. Buon San Lorenzo!

©Ambra Frezza

Beato Angelico e aiuti, San Lorenzo distribuisce le elemosine (1447-48), affresco, 271x205 cm, Cappella Niccolina, Palazzo Apostolico, Città del Vaticano