Posted on: 1 Dicembre 2020 Posted by: Redazione Comments: 0

L’arte del dopoguerra deve molta della sua diffusione e popolarità alla generosa collezionista e mecenate statunitense Marguerite Guggenheim (1898-1979), detta Peggy. Nipote di Solomon R. Guggenheim, che commissionò a Frank Lloyd Wright la costruzione del Guggenheim Museum di New York, si traferì in Europa dove frequentò molti ambienti intellettuali. Queste frequentazioni, e l’incontro con molti artisti al tempo sconosciuti o emergenti, fecero maturare in lei l’appassionata volontà di sostenere l’arte d’avanguardia. Un incontro fondamentale fu quello con Marcel Duchamp a Parigi. Come scrive la stessa Guggenheim, nella sua autobiografia Out of This Century: Confessions of an Art Addict (in italiano Una vita per l’arte), Duchamp:

Mi insegnò la differenza tra Surrealismo e Astrattismo. Poi mi presentò a tutti gli artisti suoi amici che lo adoravano e fui molto ben ricevuta dovunque andassi. Organizzò delle mostre per me e mi dette moltissimi consigli: devo a lui la mia introduzione nel mondo dell’arte moderna.

Tra gli artisti con i quali entrò in contatto, basti ricordare Laurence Vail (col quale si sposò nel 1922), Vasilij Kandinskji, Yves Tanguy, Antoine Pevsner, Henry Moore, Henri Laurens, Alexander Calder, Raymond Duchamp-Villon, Constantin Brâncuși, Jean Arp, Max Ernst, Pablo Picasso, Georges Braque e Kurt Schwitters.

 

Grazie a questa sua infinita passione per l’arte, dal 1939 Peggy decise di trasformare la sua collezione privata in un museo: acquistò opere di molti autori, tra i quali Pablo Picasso, Georges Braque, Salvador Dalí, Piet Mondrian. Nel 1938 aveva aperto a Londra la sua prima galleria, la Guggenheim Jeune, dove nel 1939 sarebbe stata allestita la prima mostra di  Kandinskji. Nel 1941, in un’Europa divenuta pericolosa per lei, di origine ebraica, fece ritorno a New York, dove aprì una galleria dal nome programmatico Art of this Century. Inaugurata nel 1942, la galleria ospitò la ricca collezione di capolavori provenienti dai maggiori esponenti delle avanguardie. In quella occasione, la Guggenheim decise di indossare due orecchini diversi, uno disegnato da Yves Tanguy, l’altro da Alexander Calder, a dimostrazione del suo imparziale interesse verso il Surrealismo e l’arte astratta. Oltre ad artisti europei, la gallerie ospiterà opere di artisti americani, come Pollock, Rothko e De Kooning, i quali decretarono la fama della stessa galleria.

 

La Guggenheim fu donna appassionata e sognatrice che, con enorme generosità ed entusiasmo, seppe dare luce agli artisti del suo tempo e alla loro arte, e che ha segnato in modo indelebile la storia culturale dell’occidente fino ai nostri giorni. Come lei stessa scrive nel suo Peggy Guggenheim and Her Friends:

Mi sono dedicata interamente alla mia collezione. Una collezione è impegnativa. Ma è quello che desideravo e ne ho fatto il lavoro di una vita. Io non sono una collezionista. Io sono un museo.

Moreno Stracci ©

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