Primo Luglio 1908: nasce l’SOS
di Fabio Morelli
L’SOS è il segnale universale di richiesta di soccorso ma diversamente da quanto si possa pensare, il termine SOS non significa di per sé niente: non è l’acronimo di una frase specifica, ma è nato per una questione di semplicità tecnica.
Si tratta in realtà di una sequenza dell’alfabeto Morse, ossia tre punti, tre linee, tre punti (• • • — — — • • •) scelta per la facilità di essere riconosciuta e trasmessa chiaramente – anche in mezzo a forti distrurbi radio – attraverso i sistemi di comunicazione come la radiotelegrafia:
3 punti (S) …
3 linee (O) —
3 punti (S) …
Questa sequenza, in alfabeto Morse, corrisponde alle tre lettere SOS senza tuttavia nessun ulteriore significato.
Le frasi come l’italiano “Soccorso O Soccombiamo” o l’inglese “Save Our Ship” sono da intendersi come acronimi inversi, ossia frasi create a partire dalle tre lettere Morse: SOS.
La sua prima introduzione si deve alla Germania nel 1905. Successivamente, l’SOS assunse validità internazionale con la legge firmata durante la Seconda Conferenza Radiotelegrafica Internazionale di Berlino del 1906 e entrata in vigore il primo luglio 1908. Tuttavia, ci vollero altri anni prima che fosse accettato in modo univoco. L’adozione globale di questo segnale fu determinata da una serie di incidenti marittimi che evidenziarono la necessità di un codice di emergenza universale. Il famoso naufragio del RMS Titanic (in codice: MGY) nel 1912 fu uno degli eventi che sottolineò l’importanza di avere un segnale di soccorso standardizzato.
Nonostante le numerose richieste di aiuto inviate via radio, l’uso del segnale SOS contribuì a identificare le chiamate di emergenza e a coordinare i soccorsi. Fu in questa occasione che il segnale SOS fu inviato per la prima volta accanto a quello già in uso: CQD (che venne poi dismesso).
Il CQD ovvero Copy Quality Distress, era il segnale che si usa prima dell’SOS ma era più difficile da trasmettere e interpretare correttamente.
Il caso più famoso di utilizzo dell’SOS è quello del Titanic (1912): durante l’affondamento, i telegrafisti usarono sia il vecchio CQD che il nuovo SOS per essere sicuri di essere compresi.
L’efficacia del segnale SOS durante il tragico evento del Titanic catturò l’attenzione del pubblico e dei governi di tutto il mondo. Da quel momento in poi, divenne un requisito essenziale nelle comunicazioni di emergenza, specialmente in mare. Vennero stabilite regole internazionali per garantire che il segnale SOS fosse compreso e trattato come una richiesta di aiuto prioritaria. In termini generali, si stabilì che la chiamata di soccorso doveva essere così composta: ripetizione per tre volte del segnale SOS alla quale seguiva la sigla DE (da parte di) e l’indicativo della nave in pericolo ripetuto tre volte.
Con il passare degli anni, il segnale SOS si diffuse ben oltre il contesto marittimo. Divenne un simbolo di emergenza riconosciuto anche in altre situazioni critiche, come nelle operazioni di soccorso in montagna, in caso di disastri naturali o in incidenti aerei.
Oggi, il segnale SOS è integrato in diverse forme di tecnologia, dai telefoni cellulari agli strumenti di comunicazione di emergenza. È diventato parte integrante delle procedure di soccorso a livello mondiale, contribuendo a salvare vite umane in situazioni di pericolo.
Come si usa oggi?
Sebbene la radio e il Morse siano stati superati dai sistemi satellitari e dal GPS, l’SOS resta un simbolo universale.
Segnali visivi: Si può fare con una torcia (3 lampi brevi, 3 lunghi, 3 brevi) o scrivendo la scritta a terra (sulla sabbia o neve) per essere visti dagli aerei.
Tecnologia: Molti smartphone e smartwatch moderni hanno una funzione “SOS emergenze” che, se attivata, invia la posizione GPS e chiama i soccorsi automaticamente.
Curiosità: Il “Mayday”
Mentre l’SOS si scrive o si trasmette in Morse, via radio (voce) si usa la parola “Mayday”. Deriva dal francese “m’aider” (aiutatemi) ed è lo standard per le chiamate vocali in mare o in volo.
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