Quantum Echo: la nuova “voce” di Google che sfida i supercomputer

Quantum Echo: la nuova “voce” di Google che sfida i supercomputer
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di Fabio Morelli

Non è più solo una gara di velocità astratta. La sfida del calcolo quantistico entra finalmente nel perimetro del “mondo reale”. Google Quantum AI ha annunciato il raggiungimento di un traguardo storico: l’ottenimento del primo vantaggio quantistico verificabile. Protagonisti di questa svolta sono il nuovo processore Willow e un algoritmo dal nome suggestivo, Quantum Echoes.

13mila volte più veloce del colosso Frontier

La notizia, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, non riguarda un calcolo inutile fine a se stesso. Willow è stato messo alla prova su un problema di chimica molecolare: simulare le interazioni tra atomi e mappare il comportamento di una molecola. I risultati sono stati sbalorditivi. L’algoritmo ha completato l’operazione in un tempo 13mila volte inferiore rispetto a quanto impiegherebbe Frontier, attualmente uno dei supercomputer classici più potenti del pianeta.

“Questo segna un nuovo passo in avanti verso la computazione su larga scala”, ha dichiarato Michel Devoret, capo della divisione e fresco premio Nobel per la fisica.

Dalla “Supremazia” all’Utilità: cosa cambia?

Per capire la portata dell’annuncio bisogna guardare al passato. Nel 2019, Google aveva rivendicato la “supremazia quantistica” con il chip Sycamore. In quel caso, però, il computer aveva risolto un problema matematico difficilissimo ma privo di applicazioni pratiche.

Oggi il paradigma cambia: non si parla più solo di essere “più veloci”, ma di avere un vantaggio. Il vantaggio quantistico si ha quando la macchina risolve un problema utile e reale in modo più rapido ed economico rispetto a qualsiasi calcolatore tradizionale. Willow, simulando la struttura molecolare attraverso l’analisi degli “echi” (da cui il nome dell’algoritmo), ha dimostrato di poter fare scienza applicata.

Il nodo della verifica: è vero progresso?

L’aggettivo chiave usato da Google è “verificabile”. I ricercatori hanno incrociato i dati di Willow con test indipendenti di risonanza magnetica nucleare, trovando una precisione quasi identica. Tuttavia, la comunità scientifica invita alla prudenza.

Nonostante l’entusiasmo, rimangono diverse ombre:

  • Il salto dai 15 ai 65 qubit: la verifica diretta è stata fatta su un sistema piccolo (15 qubit). Il calcolo record a 65 qubit, invece, non può essere verificato da nessun computer classico, costringendo i ricercatori a basarsi su proiezioni statistiche;
  • Il problema della “scala”: simulare 15 atomi è un conto, simulare una proteina complessa o un nuovo materiale ne richiede milioni;
  • Il “rumore” di fondo: i qubit attuali sono ancora molto sensibili agli errori. Come sottolineato da Werner Hensinger dell’Università del Sussex, siamo di fronte a una prova di forza “convincente”, ma la rivoluzione dei computer totalmente privi di errori è ancora lontana.

Oltre l’esperimento

Google ha dimostrato che il computer quantistico non è più un esperimento da laboratorio isolato dal mondo, ma uno strumento capace di dialogare con la chimica e la fisica reale. La strada verso la commercializzazione è ancora lunga e tortuosa, ma il segnale inviato da Mountain View è chiaro: il “vantaggio” è stato agganciato.

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