Posted on: 15 Dicembre 2020 Posted by: Redazione Comments: 0
Manet

Breve storia del verde

Il verde è un colore secondario ottenuto dall’unione dei primari giallo e blu, ed è il complementare del rosso. È un colore rilassante per l’occhio, nelle sue molteplici sfaccettature cromatiche e nei suoi toni più o meno caldi ottenuti aggiungendo rosso, giallo o blu. Il suo nome, dal lat. viridis, oltre al significato oggettivo di “ricoperto di vegetazione” è usato in senso traslato con il significato di “vivace”; è associato infatti a tutto ciò che è giovane, fresco, alla speranza e alla rinascita. 

Osiride
Osiride fra due nebridi. Tomba di Sennedjem (XIX dinastia egizia)

Nella storia dell’arte, il verde non ha sempre trovato un’accoglienza favorevole: per i popoli primitivi era un colore già così abbondante in natura che non sarebbe risaltato all’interno di una pittura; questa visione venne condivisa anche dai Greci, molti secoli dopo, che avevano una tavolozza per lo più limitata ai rossi, al bianco e al nero. Occorrerà aspettare l’epoca ellenistica affinché questa tinta inizi ad essere apprezzata. Gli etruschi, al contrario, ne facevano ampio uso assieme ai rossi e al blu, assegnando a questi colori soprattutto una funzione magica e rituale. Gli egiziani associavano il verde (wadhj) al dio Osiride, il Grande Verde, spesso raffigurato proprio con la pelle di questo colore perché simboleggiava la crescita, la vita e la resurrezione, e al dio Ptah, il Grande Creatore. In India anche il dio Kam è verde.

Pittura parietale della Villa a Vampo Varano, Stabiae

I latini usavano il verde sia per tingere le stoffe prevalentemente destinate all’abbigliamento di qualche eccentrica signora, sia nel dipingere le superfici pur considerandolo, almeno all’inizio, un colore “barbaro”, ossia straniero, bizzarro. Successivamente, nel Basso Impero una stoffa di colore verde veniva usata per fasciare, in segno beneaugurante, i neonati. Nel medioevo, e fino a tutto il Rinascimento, era il colore che indossavano le ragazze in cerca di marito o le donne in dolce attesa, come si evince dal dipinto di Jan Van Eyck del 1434 Ritratto dei coniugi Arnolfini (National Gallery of London). 

Van Eyck
Jan Van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434), National Gallery of London

Il verde è anche il colore simbolico dei paramenti ecclesiastici del tempo ordinario, e rappresenta la vita devota alla speranza cristiana.

Oltre ai significati appena tracciati, non dobbiamo dimenticare che il verde ebbe, nei secoli, anche valenze negative: sin dai tempi antichi veniva utilizzato per rappresentare esseri mitologici come draghi, streghe, chimere e mostri. Si ipotizza che questa rappresentazione sia da associare al verde che caratterizza il corpo di molti animali appartenenti alle famiglie dei rettili e degli anfibi, animali che nell’uomo hanno sempre destato  un senso di repellenza e di paura.

Nel passato il colore verde si otteneva da minerali naturali come la malachite o sostanze vegetali. Con la tecnologia moderna, a partire dal XIX secolo, il verde, nelle infinite gamme possibili, è in modo prevalente realizzato chimicamente, anche per abbattere i costi di produzione e vendita, e per garantire una maggiore conservazione e stabilità nel tempo, impossibile ad esempio con le tinte vegetali. È a partire  dal  XVII secolo, con lo studio del colore, che gli artisti iniziano a crearlo per unione dei due primari.

Usare il verde

Questo colore lo troviamo nella maggior parte di ciò che osserviamo, ed è questo il problema, per così dire. Le gradazioni che si possono trovare del verde in natura, tra alberi, fiori, foglie, animali, luci filtranti e ombre, variazione di luce nelle stagioni, lontananza del campo visivo e così via, sono molto difficili da raggiungere con l’applicazione pura o la mescolanza dei colori della tavolozza se non dopo un attento studio e molta pratica. Un’opera in verde, se non c’è sintonia tra quello che vede l’occhio in natura e quello che l’artista sa riprodurre sulla tela, porta ad uno squilibrio della composizione o a un suo completo appiattimento.

Nella pittura realistica, la difficoltà maggiore nel rappresentare il paesaggio è quella di individuare la prospettiva, il tema che deve accompagnare la composizione della luce e i piani di inquadramento dei soggetti: in particolare un paesaggio deve tenere conto dei piani di osservazione (per esempio gli alberi in lontananza o in vicinanza), lo stato dell’atmosfera (un tempo piovoso o chiaro, ad esempio) e la luce, che dipende dalle stagioni, dal clima o dal momento della giornata.

In una situazione primaverile dove l’aria è chiara e non genera interferenze ottiche, alberi verdi in lontananza potranno trovare una buona raffigurazione utilizzando una mescolanza di giallo di Napoli e cobalto per le fronde verdi, e cobalto e terra rossa per le ombre.

Per il piano intermedio, la parte che va fatta più scura rispetto anche al primo piano, abbassandosi di tono, un esempio di tavolozza può essere: bianco di piombo (la biacca), giallo di Napoli, oltremare e terra rossa, e per le ombre, ocra gialla e cobalto.

Nel primo piano il colore trionfa nelle sue molteplici gradazioni, contrasti, riflessi e infiniti dettagli delle forme e dei particolari. Si può utilizzare una tinta formata dalla mescolanza di giallo limone e verde smeraldo o di giallo di cromo, terra di Siena bruciata e oltremare. Per le ombre, si può procedere con terra di Siena bruciata e blu di Prussia.

 

Pamela Stracci ©