Dolore e rigidità: quando il corpo rimane in allerta

l ruolo del muscle guarding e del ciclo del dolore 

di Moreno Stracci


Ti è mai capitato di sentirti rigido o dolente anche quando, apparentemente, non c’è, o non c’è più un motivo preciso? Magari una zona del corpo continua a fare male nonostante un trauma o una lesione siano guariti, oppure la rigidità compare senza una causa evidente, soprattutto nei periodi di stanchezza o stress.

In queste situazioni il corpo non sta necessariamente segnalando un nuovo danno. Spesso sta semplicemente continuando a proteggersi. È come se alcune aree rimanessero in uno stato di allerta, mantenendo tensione e rigidità anche quando il pericolo non è più presente. Questa risposta non è un errore né una debolezza. È un meccanismo di protezione automatico del sistema nervoso, conosciuto con il nome di muscle guarding.

Cos’è il muscle guarding

Il muscle guarding consiste in una contrazione involontaria e persistente dei muscoli che circondano una zona sensibile, con lo scopo di limitarne il movimento e prevenire ulteriori danni. Nelle fasi acute questa reazione è utile e favorisce la guarigione.

Il problema nasce quando la protezione persiste oltre il tempo necessario. Il corpo può entrare in una modalità di protezione costante, anche quando il danno è guarito o non è mai esistito.

Il ciclo del dolore

Quando il muscle guarding si mantiene nel tempo, può instaurarsi il cosiddetto ciclo del dolore: un meccanismo auto-alimentante che mantiene rigidità e sintomi dolorosi. Il sistema nervoso interpreta il dolore proveniente dalla contrazione muscolare come una conferma del pericolo e mantiene attiva la protezione, riavviando il ciclo.

Il processo segue generalmente questa sequenza:

Quando il pericolo non è fisico

Il muscle guarding non è attivato solo da lesioni o traumi. Anche condizioni come stress prolungato, ansia, sovraccarico mentale, stanchezza cronica o mancanza di recupero possono essere interpretate dal sistema nervoso come una situazione di rischio. In questi casi il corpo reagisce aumentando il tono muscolare e riducendo la mobilità anche in assenza di un danno strutturale reale.
Questo spiega perché rigidità e dolori persistenti compaiono o peggiorano nei periodi di forte stress, senza una causa meccanica evidente.

Perché forzare spesso non funziona

Quando una zona del corpo è coinvolta nel ciclo del dolore, forzare lo stretching, “correggere” la postura o spingere il movimento oltre la soglia può essere interpretato come una nuova minaccia. Il risultato è spesso un aumento della rigidità, anche se inizialmente può comparire un sollievo temporaneo.
Per interrompere il ciclo del dolore è necessario ridurre la risposta di protezione, non contrastarla.

Come si interrompe il ciclo del dolore

Il muscle guarding si riduce quando il sistema nervoso riceve segnali di:

  • sicurezza
  • lentezza
  • prevedibilità
  • assenza di forzatura

Quando, cioè, comprende che può lasciare la presa perché il movimento non è più una minaccia. Movimenti dolci, respirazione guidata e contatto consapevole aiutano il corpo a disattivare la risposta difensiva e a recuperare una mobilità più naturale.

 

La rigidità persistente  è innanzitutto una risposta da comprendere. Quando il sistema nervoso riceve segnali adeguati di sicurezza, attraverso tecniche manuali ed esercizi mirati, il corpo può ridurre la protezione e recuperare il movimento senza forzature.

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