Il postino con le ali, storia del piccione viaggiatore
di Fabio Morelli
Storia di come abbiamo imparato a dirci le cose da lontano
Prima del “visualizzato alle 14:32” c’era un uccellino con un bigliettino legato alla zampa. E funzionava anche piuttosto bene.
Il postino con le ali
Il piccione viaggiatore ha un superpotere: il homing, la capacità di tornare sempre a casa, anche da centinaia di chilometri di distanza. Come faccia, la scienza non l’ha ancora chiarito del tutto: si pensa che usi una combinazione di campo magnetico terrestre, posizione del sole, olfatto e perfino punti di riferimento visivi.
Il trucco era semplice: il piccione non va dal mittente al destinatario, ma torna solo a casa sua. Quindi bisognava portare i piccioni lontano dal loro nido, e quando c’era un messaggio da mandare, liberarli: loro volavano verso casa, dove qualcuno li aspettava per leggere il bigliettino. Una posta a senso unico, insomma: per rispondere serviva un altro piccione, con un altro nido.
Il messaggio veniva scritto su carta sottilissima, arrotolato e infilato in un minuscolo tubicino legato alla zampa.
Quanto basta per qualche riga, e non un pensiero di più: il “limite di caratteri” esisteva già.
l servizio postale pennuto non è un’invenzione medievale.
Gli antichi Egizi, i Persiani e i Romani lo conoscevano bene. Si racconta che i risultati dei giochi olimpici dell’antica Grecia venissero portati ai paesi lontani dai piccioni: le notifiche push del tempo, in pratica.
Nella Prima e nella Seconda guerra mondiale furono usati migliaia di piccioni per portare messaggi dal fronte, quando radio e telefoni tacevano o venivano intercettati.
Curiosità
Sui piccioni poi si raccontano tanti aneddoti: vediamone alcuni!
Il piccione più veloce della Borsa. Si racconta che un banchiere londinese, la sera di Waterloo (1815), avrebbe saputo dell’esito della battaglia prima di tutti e speculato di conseguenza. La leggenda dice che la notizia sia arrivata con un piccione dei Rothschild. In realtà gli storici sospettano che sia una bella storia più che un fatto, ma ci piace lo stesso: la prima “fake news” finanziaria ha le piume.
Il piccione contro la connessione. Nel 2009, in Sudafrica, un’azienda sfidò il provider Internet locale: un piccione di nome Winston trasportò una chiavetta USB con 4 GB di dati per circa 80 chilometri. Risultato? Il piccione ci mise poco più di un’ora; la connessione ADSL, nello stesso tempo, aveva scaricato appena una frazione dei dati. Trionfo per le ali, vergogna per la banda larga.
Il piccione-fotografo. All’inizio del Novecento il tedesco Julius Neubronner montò sul petto dei suoi piccioni delle minuscole macchine fotografiche a scatto automatico. Nacquero così le prime fotografie aeree “da drone”: un secolo prima dei droni veri.
Il piccione bugiardo? Non mancavano i problemi: falchi in agguato, maltempo, cacciatori a caccia di una cena. E c’era anche chi tentava di intercettare i messaggi, il che rende i piccioni le prime vittime di una forma di hacking pennuta.
Nell’Ottocento tutto cambia, arriva il filo.
Il telegrafo di Samuel Morse trasforma i messaggi in impulsi elettrici: punti e linee che corrono lungo un cavo. Per la prima volta una notizia viaggia più veloce di un cavallo, di un treno, di un uccello.
Costava parecchio, e si pagava a parola: così nacque lo stile telegrafico, fatto di frasi secche e senza fronzoli (“ARRIVO MARTEDÌ STOP”). I nostri attuali messaggi abbreviati, tipo “xké” e “cmq”, ne sono i lontani nipoti.
E finalmente la voce
Nel 1876 Alexander Graham Bell brevetta il telefono (anche se in Italia ricordiamo con orgoglio Antonio Meucci, riconosciuto dal Congresso americano nel 2002 come precursore). Per la prima volta ci si può parlare, in diretta.
L’era del bit: dalla email al telefonino
Nel 1971 l’ingegnere americano Ray Tomlinson invia la prima email della storia e sceglie il simbolo @ per separare il nome dell’utente dal computer.
Un’idea geniale per un segno che quasi nessuno usava. Lui stesso ricordò che il contenuto di quel primo messaggio era qualcosa di totalmente dimenticabile, tipo una sequenza di lettere tastate a caso.
Negli anni Novanta l’email diventa di massa: “You’ve got mail!”, e per la prima volta ci si può scrivere in pochi secondi da un continente all’altro.
Nel frattempo, nel 1992, parte l’SMS: il primo, inviato in Gran Bretagna, diceva semplicemente “Merry Christmas”. Il limite? 160 caratteri. Curioso come ancora una volta la brevità sia diventata una regola: il piccione sarebbe orgoglioso.
Nel 2009 nasce WhatsApp,che possiamo tranquillamente considerare un piccione tascabile.
Si diffonde in fretta perché risolve un problema pratico: niente costo per messaggio, solo la connessione. Oggi consegna miliardi di messaggi al giorno, con tanto di spunte (una grigia, due grigie, due blu): la versione moderna del “il piccione è arrivato al nido”.
A guardare bene, il piccione e lo smartphone non sono poi così diversi:
Forse è questo il vero insegnamento del piccione viaggiatore: un messaggio importante vale l’attesa. E magari, ogni tanto, anche noi dovremmo fare come lui: tornare a casa, senza fretta, con una cosa importante da dire.
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Crediti immagini:
in copertina: piccione viaggiatore Quia AI © 2026 – tutti i diritti riservati (immagine generata con l’ausilio della AI)
nell’articolo: Jinu di Pamela Stracci © 2026 – tutti i diritti riservati
