Gaia, dopo 11 anni il telescopio spaziale ESA si spegne, ma i suoi dati continueranno a guidare l’astronomia del futuro
di Fabio Morelli
Il 27 marzo 2025 si è chiusa ufficialmente una delle storie di maggior successo dell’astrofisica moderna. Con l’invio dell’ultimo comando dal centro ESOC dell’ESA a Darmstadt, in Germania, il satellite osservatorio Gaia è stato definitivamente disattivato dopo oltre undici anni di attività scientifica continua.
Progettato originariamente per una missione quinquennale, il telescopio spaziale lanciato nel dicembre 2013 ha superato di gran lunga ogni aspettativa, regalandoci la più vasta e accurata mappa tridimensionale della nostra galassia e rivoluzionando la nostra comprensione del cosmo. Il telescopio ha concluso le osservazioni il 16 gennaio 2025 a causa dell’esaurimento del propellente a gas freddo, per poi essere spostato in un’orbita eliocentrica sicura e passivato a marzo.
Un’astrometria da record: i numeri di un’eredità colossale
In oltre un decennio di scansione del cielo dal punto lagrangiano L2, Gaia ha misurato con una precisione senza precedenti la posizione, la distanza, il moto proprio e la luminosità di quasi due miliardi di stelle all’interno e all’esterno della Via Lattea e tanti sono stati i traguardi raggiunti dalla missione.
La mappa 3D della galassia: Gaia ha permesso la ricostruzione dettagliata delle braccia di spirale, dei cluster stellari e della dinamica gravitazionale della nostra “casa” cosmica, per l’appunto la Via Lattea.
Archeologia galattica: Sembra assurdo parlare di archeologia dello spazio? No! Grazie a Gaia è stata possibile la tracciabilità di antiche fusioni tra la Via Lattea e altre galassie nane primordiali (come la celebre galassia Gaia-Encelado).
Censimento del Sistema Solare e dell’universo profondo: Oltre alle quasi due milioni di stelle, Gaia ha individuato e tracciato le orbite di centinaia di migliaia di asteroidi e corpi minori, censito quasar remoti e identificato migliaia di candidati esopianeti.
Il ruolo dell’Italia
L’Italia ha svolto un ruolo primario in quest’avventura attraverso il co-finanziamento e la partecipazione attiva dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) all’interno del consorzio DPAC (Data Processing and Analysis Consortium), responsabile dell’elaborazione della titanica mole di dati grezzi inviati dal satellite.
Il curioso “addio” del software di bordo
Tra i dettagli tecnici che accompagnano il pensionamento del satellite emerge un aneddoto singolare relativo alle procedure di decommissioning. Poiché le architetture hardware e i sistemi informatici di Gaia erano stati progettati per essere estremamente resilienti e in grado di autoripristinarsi o riattivarsi in caso di spegnimenti accidentali, gli ingegneri dell’ESOC hanno dovuto seguire un protocollo inedito.
Per evitare che il satellite potesse tentare un “riavvio automatico” inaspettato in futuro, il software di bordo è stato intenzionalmente corrotto prima dello spegnimento finale dell’alimentazione. Un atto finale necessario per garantire che l’osservatorio rimanga inattivo nella sua orbita di cimitero in totale sicurezza.
La scienza non si ferma: le prossime release di dati
Se gli strumenti del satellite sono ormai spenti, la missione scientifica di Gaia è ben lontana dall’essere conclusa. Il volume dei dati accumulati nel corso degli ultimi anni è talmente sterminato che gli astrofisici di tutto il mondo continueranno ad analizzarlo per decenni.
Il consorzio scientifico sta già lavorando alla pubblicazione dei prossimi cataloghi: i nuovi ed esaustivi Data Release (DR4 e DR5) integreranno l’intero dataset raccolto fino agli ultimi giorni di vita operativa del satellite, promettendo di rivelare ulteriori dettagli sulla struttura della materia oscura, sui sistemi stellari binari e sulla dinamica dell’universo locale. L’analisi dei dati raccolti in oltre dieci anni di attività non è terminata. La Data Release 4 (DR4) è attesa nel 2026 (coprendo 5,5 anni di osservazioni), seguita dalla Data Release 5 (DR5) verso la fine del decennio.
Gaia ha mappato con precisione circa due miliardi di stelle della Via Lattea, creando la mappa tridimensionale più accurata della nostra galassia, rivelando buchi neri stellari, esopianeti e riscrivendo la nostra comprensione della struttura e dell’evoluzione cosmica. Gaia ha smesso di osservare il cielo, ma i suoi occhi tecnologici continueranno a guidare l’astronomia per le generazioni a venire.
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Foto: ESA – Interpretazione artistica del futuro satellite Gaia dell’ESA
