Di Moreno Stracci

L’Italia tra mostre internazionali, dialoghi inattesi e celebrazioni diffuse

Nel panorama artistico internazionale, il 2026 si annuncia come un anno particolarmente denso, e l’Italia ne sarà uno dei principali snodi. Non solo per la quantità degli eventi in programma, ma per la varietà dei linguaggi e dei confronti proposti: dall’arte contemporanea più attenta alle narrazioni marginali fino al ritorno dei grandi maestri del passato, riletti alla luce del presente. Il calendario dei prossimi dodici mesi disegna una vera e propria geografia culturale che attraversa la penisola, mettendo in relazione Venezia, Firenze, Milano, Roma e una costellazione di centri storici e territoriali.

Venezia: il baricentro del contemporaneo

Come da tradizione, il cuore del dibattito artistico internazionale sarà la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre tra i Giardini e l’Arsenale. La mostra, intitolata “In Minor Keys” e curata da Koyo Kouoh (scomparsa il 10 maggio 2025), si presenta come un’indagine sulle voci laterali e sulle narrazioni meno rappresentate del contemporaneo. L’attenzione ai “toni minori” non va intesa come scelta intimistica, ma come un tentativo di ampliare lo sguardo, includendo pratiche artistiche che operano lontano dal centro del sistema mediatico e commerciale. Venezia conferma così il suo ruolo di laboratorio globale, capace di intercettare le tensioni del presente.

M Rothko
Firenze: Rothko e il confronto con il Rinascimento

Uno degli appuntamenti più attesi dell’anno sarà a Firenze, dove Palazzo Strozzi ospiterà dal 14 marzo una grande retrospettiva dedicata a Mark Rothko. La scelta di collocare l’Espressionismo Astratto americano all’interno di uno dei simboli dell’architettura rinascimentale apre a un confronto diretto tra epoche e sensibilità diverse. I campi di colore di Rothko, noti per la loro dimensione contemplativa, si misureranno con lo spazio storico del palazzo, invitando il visitatore a riflettere sul significato di spiritualità e interiorità nell’arte, ieri e oggi.

Milano e Roma: rileggere i maestri

Milano si conferma uno dei poli principali della programmazione espositiva con un’offerta che guarda sia all’Ottocento sia al Novecento. A Palazzo Reale, una grande mostra dedicata ai Macchiaioli ripercorrerà l’esperienza del realismo toscano, sottolineandone il ruolo anticipatore rispetto all’Impressionismo europeo. Accanto a questo sguardo storico, la città ospiterà anche importanti interventi di Anselm Kiefer, la cui ricerca materica e simbolica continua a interrogare il rapporto tra memoria, storia e identità.

Roma, dal canto suo, tornerà al centro del Barocco con la mostra Bernini e i Barberini a Palazzo Barberini. L’esposizione offrirà una lettura approfondita del rapporto tra committenza e creazione artistica, ricostruendo un momento in cui il potere politico e il linguaggio dell’arte contribuirono insieme a definire l’immagine della Città Eterna.

G.L. Bernini
Oltre i grandi musei: una cultura diffusa

Il 2026 non sarà però solo l’anno dei grandi poli espositivi. Una parte significativa della programmazione si svilupperà in forma diffusa, coinvolgendo territori e contesti storici meno centrali ma altrettanto significativi. In Umbria, il progetto Giotto e San Francesco trasformerà Assisi e i borghi circostanti in un percorso culturale articolato, in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226–2026). L’iniziativa metterà in luce il ruolo di Giotto come innovatore del linguaggio pittorico, capace di rendere universale il racconto visivo.

Parallelamente, il 2026 sarà anche un anno di anniversari dedicati al Novecento italiano. A dieci anni dalla scomparsa e a cento dalla nascita, Dario Fo sarà ricordato attraverso rassegne che ne valorizzeranno non solo il teatro, ma anche la produzione pittorica e grafica, espressione di un’arte fortemente legata all’impegno civile. Allo stesso modo, il 150° anniversario della nascita di Filippo Tommaso Marinetti offrirà l’occasione per una nuova riflessione sul Futurismo, con mostre al Mart di Rovereto e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dedicate a una delle avanguardie più influenti e controverse del Novecento.

F.T. Marinetti
Un calendario che racconta il presente

Nel loro insieme, questi eventi delineano un anno capace di mettere in relazione sacro e profano, tradizione e sperimentazione, grandi capitali culturali e territori periferici. Il 2026 conferma così l’Italia come un sistema artistico complesso e dinamico, in cui l’arte non è solo conservazione del passato, ma continua occasione di confronto e di produzione culturale. Un calendario pensato non solo per essere visitato, ma per essere attraversato, seguendo i molti fili che tengono insieme la storia dell’arte e il nostro presente.

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