La Scala Santa di Roma: ventotto gradini tra storia, fede e mistero
di Fabio Morelli
Nel cuore di Roma, a due passi dalla Basilica di San Giovanni in Laterano, si nasconde uno dei luoghi più intensi e meno “turistici” della città eterna: una scalinata che, secondo la tradizione, avrebbe conosciuto il passo di Cristo stesso.
Un ponte tra Gerusalemme e Roma
C’è un edificio, in Piazza San Giovanni in Laterano, che a un primo sguardo potrebbe sembrare un semplice palazzetto sacro tra tanti. Eppure, chi vi entra si trova davanti a una scena che spiazza: uomini e donne, spesso in silenzio, che salgono ventotto gradini in ginocchio, un passo alla volta, fermandosi a pregare a ogni scalino.
Quella scala nel suon nome già una dichiarazione d’intenti: Scala Santa.
La tradizione che la accompagna da secoli è tanto affascinante quanto carica di suggestione: si tratterebbe della scalinata marmorea del pretorio di Ponzio Pilato a Gerusalemme, la stessa che Gesù avrebbe percorso durante la Passione, nel momento del giudizio che lo condannò alla crocifissione.
Il racconto che lega questi gradini a Roma affonda le radici nel IV secolo, ai tempi di Elena, madre dell’imperatore Costantino. Secondo la tradizione cristiana, fu proprio lei, in occasione del suo celebre pellegrinaggio in Terra Santa alla ricerca delle reliquie della Passione, a far trasportare la scalinata da Gerusalemme a Roma, dove venne collocata accanto all’antico Palazzo del Laterano, allora residenza papale.
Per oltre un millennio la scala rimase in quella collocazione originaria, testimone silenziosa dei secoli e delle trasformazioni della città.
Fu papa Sisto V, alla fine del Cinquecento, a darle la sistemazione che conosciamo oggi: quando fece demolire il vecchio palazzo lateranense per costruirne uno nuovo, incaricò l’architetto Domenico Fontana di smontare la scalinata e ricollocarla, nel 1589, in un edificio appositamente progettato di fronte al Sancta Sanctorum, l’antica cappella privata dei pontefici medievali.
Perchè si sale in ginocchio
Il gesto di ascendere i ventotto gradini in ginocchio non è un dettaglio folcloristico, ma il cuore stesso della devozione legata al luogo.
Ogni scalino, secondo la pietà popolare, corrisponderebbe a una tappa della sofferenza di Cristo durante il processo davanti a Pilato.
I pellegrini si fermano a ogni gradino per una breve preghiera, in un percorso che è insieme fisico e spirituale: il corpo che si piega mentre la mente ripercorre gli ultimi passi della Passione.
«Il corpo che si piega mentre la mente ripercorre gli ultimi passi della Passione.»
Per proteggere il marmo originario dall’usura di secoli di ginocchia e passi, nel 1723 papa Innocenzo XIII fece ricoprire i gradini con pannelli di legno di noce, ancora oggi visibili.
In alcuni punti, però, delle piccole aperture protette da grate lasciano intravedere il marmo sottostante, dove secondo la tradizione sarebbero ancora visibili macchie ritenute reliquie del sangue di Cristo.
Chi raggiunge la sommità della scala trova ad attenderlo il Sancta Sanctorum, letteralmente “il Santo dei Santi”: per secoli è stata la cappella privata dei papi, tanto sacra da essere considerata off-limits a chiunque non fosse il pontefice stesso.
Al suo interno è custodita l’Acheropita, un’icona di Cristo che la leggenda vuole “non dipinta da mano umana” (è questo, appunto, il significato del termine greco acheropita), oggetto di venerazione fin dall’alto medioevo e un tempo portata in solenne processione per le vie di Roma nelle grandi occasioni.
C’è un episodio, legato a questi gradini, che appartiene tanto alla devozione popolare quanto alla grande storia europea. Secondo un racconto diffuso soprattutto in ambito protestante, un giovane frate agostiniano tedesco in visita a Roma nei primi anni del Cinquecento avrebbe salito la Scala Santa in ginocchio, come da tradizione, per poi essere assalito da un dubbio destinato a cambiare il corso della storia: quel gesto poteva davvero garantire la salvezza dell’anima? Quel frate era Martin Lutero, e l’episodio viene spesso citato come uno dei semi che avrebbero portato, pochi anni dopo, alla Riforma protestante.
Va detto, con onestà, che gli storici discutono ancora sull’attendibilità storica di questo racconto: alcune fonti lo considerano un aneddoto costruito a posteriori, più utile a simboleggiare la rottura di Lutero con certe pratiche devozionali che a documentare un fatto realmente accaduto. Vera o meno, la storia racconta bene quanto quei ventotto gradini abbiano saputo toccare corde profonde, capaci di generare fede assoluta in alcuni e dubbio radicale in altri.
Oggi la Scala Santa continua a essere meta di pellegrinaggio, frequentata soprattutto durante la Quaresima e in occasione dei Giubilei, quando la Chiesa concede indulgenze particolari a chi la percorre con devozione.
Dal 2019, dopo un lungo restauro, i visitatori possono anche ammirare gli affreschi del complesso, a lungo nascosti da impalcature e velluti protettivi.
Ciò che colpisce, osservando i pellegrini salire un gradino alla volta, è la sopravvivenza di un gesto così antico in una città che cambia continuamente pelle.
In un’epoca di visite rapide e foto scattate di corsa, la Scala Santa impone un ritmo diverso: lento, faticoso, raccolto. Forse è proprio questo il suo fascino più autentico — non solo la leggenda che la lega a Gerusalemme e alla Passione, ma la capacità di fermare il tempo, un ginocchio dopo l’altro, in mezzo al traffico di Roma.
Quante scale ci sono in Italia?
Quella di Roma non è l’unica. Nei secoli, diverse città italiane hanno ottenuto dai papi il privilegio di realizzare una propria “Scala Santa”: repliche a tutti gli effetti, spesso di dimensioni più contenute, costruite per permettere ai fedeli che non potevano affrontare il pellegrinaggio a Roma di vivere comunque il medesimo gesto devozionale — e, in molti casi, di ottenere le stesse indulgenze concesse alla scala del Laterano.
Ne esistono infatti diverse, distribuite in tutta la penisola, alcune tuttora meta di pellegrinaggio, altre divenute più che altro curiosità storico-artistiche custodite all’interno di chiese e palazzi. Ecco le principali, con le indicazioni per raggiungerle.
Prima di mettersi in viaggio verso una di queste mete meno note, vale sempre la pena verificare orari di apertura e accessibilità: trattandosi spesso di cappelle interne a chiese o palazzi storici, l’accesso alla scala può essere limitato a determinati giorni o richiedere di contattare la parrocchia o l’ente che gestisce l’edificio.
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