La Bocca della Verità: storia, prodigi e segreti del mascherone più celebre di Roma
di Fabio Morelli
Tra i monumenti più famosi e fotografati del mondo, la Bocca della Verità attira ogni giorno centinaia di visitatori pronti a mettere alla prova la propria sincerità introducendo la mano nella sua leggendaria fessura. Ma al di là della celebre leggenda popolare, questo imponente mascherone di pietra racchiude una storia antichissima e un valore archeologico indissolubilmente legato al cuore della Roma antica.
Il mascherone si trova all’interno del portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, collocato sulla parete sinistra dal 1632 (in precedenza era addossato al muro esterno dell’edificio). Si tratta di un grande disco circolare in marmo pavonazzetto del diametro di circa 1,75 metri e dal peso di circa 1300 kg, raffigurante un volto maschile barbato con occhi, naso e bocca forati.
Realizzata in epoca romana imperiale (circa I secolo d.C.), la scultura raffigura molto probabilmente la divinità marina del Titone, un dio fluviale o il dio Oceano. In origine non era affatto un monumento celebrativo o giudiziario, bensì un grande tombino o chiarastella (chiusino di cloaca). Veniva collocato a terra nei pressi di complessi sacri o edifici pubblici per far defluire le acque piovane o i liquidi dei sacrifici.
Nel mondo romano antico, la decorazione dei tombini con le sembianze di divinità acquee (come Oceano o Fauno) serviva a simboleggiare l’inghiottimento rituale delle acque da parte della terra o del fiume.
Storie, leggende e curiosità dal portico di Santa Maria in Cosmedin
Nel corso dei secoli, la memoria popolare ha trasformato questo antico reperto funzionale in un vero e proprio oracolo giudiziario e sentimentale.
Il celebre mascherone e la leggenda della giuria
La fama della “Bocca della Verità” si affermò pienamente a partire dal Medioevo, quando si diffuse la credenza che la pietra fungesse da infallibile macchina della verità. Secondo la tradizione, chiunque fosse accusato di un reato o di adulterio doveva prestare giuramento introducendo la mano nella bocca spalancata del Fauno. Se il giuramento era falso, la Bocca avrebbe morso e staccato di netto la mano del bugiardo. In realtà, dietro il mascherone si nascondeva spesso un esecutore incappucciato dotato di spada o lama affilata, pronto a punire gli spergiuri accertati su ordine dei giudici.
La beffa della matrona infedele
Tra le leggende più famose legate al mascherone spicca quella della moglie di un nobile patrizio romano, accusata dal marito di adulterio a causa delle sue lunghe assenze. Per dimostrare la propria innocenza, la donna accettò di sottoporsi alla prova della Bocca della Verità davanti a una folla di curiosi. Mentre si avvicinava al monumento, un giovane (che in realtà era il suo amante d’accordo con lei) finse di essere un pazzo, si slanciò tra la folla e la abbracciò baciandola sulla guancia. La donna, senza scomporsi, infilò la mano nella bocca e giurò solennemente di non aver mai abbracciato o baciato alcun uomo in vita sua all’infuori del marito e di quel povero folle appena sopraggiunto. Avendo detto la verità letterale, la mano rimase intatta: il marito si pacificò e la donna salvò l’onore con un astuto inganno che lasciò la Bocca del tutto impotente!
Dimensioni, copie e falsi storici
Nel corso degli studi sono emerse diverse precisazioni e curiosità sulla misurazione e sulle riproduzioni del mascherone:
- La circonferenza reale della pietra è di 5,50 metri (mentre misurazioni passate indicavano erroneamente 5,80 m), con un diametro esatto di 1,75 metri.
- Contrariamente a quanto riportato in alcune guide d’epoca, la scultura originale è proprio quella conservata a Santa Maria in Cosmedin, mentre quella esposta nell’atrio di Palazzo Braschi (Museo di Roma) è una fedele copia in gesso realizzata nei secoli successivi.
Il tempio della Madonna del Sole e di Portuno
Nella medesima piazza sorgono due celebri tempietti romani conservati in maniera straordinaria:
- Il Tempio di Ercole Vincitore (erroneamente detto di Vesta): È il più antico edificio in marmo superstite a Roma (II secolo a.C.), dedicato a Hercules Victor. Nel XVI secolo fu convertito in chiesa consacrata a Santo Stefano e poi a Santa Maria del Sole. Il nome derivò dal ritrovamento nel Tevere di un’immagine miracolosa della Madonna che, essendosi prosciugata al sole dopo essere stata ripescata, iniziò ad emanare intensi bagliori di luce.
- Il Tempio di Portuno (erroneamente detto della Fortuna Virile): Risalente al IV-III secolo a.C., fu consacrato alla divinità protettrice dei porti e dei fiumi. Trasformato nell’872 nella chiesa di Santa Maria Egiziaca sotto papa Giovanni VIII, l’edificio si è salvato intatto grazie al suo riuso religioso.
Il sonetto di Giuseppe Gioachino Belli
Il celebre poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli immortalò la leggenda e il fascino del mascherone in uno dei suoi sonetti più famosi, riportato integralmente di seguito:
La «Bocca della Verità»
In d’una chiesa sopra a ’na piazzetta,
un po’ più su de piazza Montanara,
pe’ la strada che porta a la Salara
c’è in nell’entrà una cosa benedetta.
Pe’ tutta Roma quant’è larga e stretta,
nun poterai trovà cosa più rara.
È una faccia di pietra che t’impara
chi ha detta la bucia, chi nun l’ha detta.
S’io mo’ a sta faccia, ch’ha la bocca uperta,
je ce metto una mano, e nu’ la strigne,
la verità da me tiella pe’ certa.
Ma s’io fussi la mano una bucia,
Posso dicerne e me n’à a spigne
quello omo che è nun viè più via.
Un simbolo di arguzia e magia romana
Fra l’ingegno idraulico degli antichi costruttori e le argute beffe della tradizione popolare, la Bocca della Verità rimane uno dei simboli più autentici dell’anima di Roma. Un luogo dove l’aureola di mistero e il sorriso disincantato dei romani continuano a farsi beffa del tempo e delle bugie.
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