Fantasmagorie: il primo cartone animato della storia

Fantasmagorie: il primo cartone animato della storia

di Moreno Stracci

Nel 1908, quando il cinema era ancora un linguaggio in cerca di regole e forme, un breve film francese di poco più di un minuto aprì una strada del tutto nuova. Si intitolava Fantasmagorie ed è oggi considerato il primo cartone animato della storia nel senso moderno del termine: un’opera costruita interamente attraverso disegni realizzati a mano e animati fotogramma dopo fotogramma. Non raccontava una storia nel modo tradizionale, ma mostrava qualcosa di più radicale: l’idea che il disegno potesse prendere vita.

Dietro Fantasmagorie c’era Émile Cohl, artista poliedrico, caricaturista e illustratore, vicino agli ambienti dell’avanguardia parigina di fine Ottocento. Prima di arrivare al cinema, Cohl aveva frequentato il mondo della satira grafica e dei movimenti anticonformisti, sviluppando un gusto per il paradosso, l’assurdo e la trasformazione continua delle immagini.

Quando iniziò a collaborare con la casa di produzione Gaumont, il cinema era ancora dominato da riprese dal vero, trucchi ottici e brevi scene teatrali. Cohl intuì però che la macchina da presa poteva fare qualcosa di diverso: non limitarsi a registrare il reale, ma inventarlo. Fantasmagorie nasce proprio da questa intuizione.

Il film è una sequenza fluida di metamorfosi: un omino stilizzato (Fantoche) appare sullo schermo e, senza soluzione di continuità, si trasforma in oggetti, animali, figure astratte. Un cappello diventa una bottiglia, la bottiglia un fiore, il fiore un elefante. Nulla è stabile, tutto cambia.

In alcune scene compare persino la mano dell’animatore, che disegna e cancella direttamente davanti allo spettatore. È un gesto sorprendentemente moderno: Cohl non nasconde il processo creativo, ma lo espone, ricordando che ciò che vediamo è un gioco di immaginazione, una costruzione artificiale. Fantasmagorie non racconta una storia: mostra il potere del disegno in movimento.

Dal punto di vista tecnico, Fantasmagorie è il risultato di un lavoro minuzioso e interamente manuale. Cohl realizzò circa 700 disegni, ciascuno leggermente diverso dal precedente, fotografandoli uno a uno. La pellicola venne poi stampata in negativo, creando l’effetto visivo di linee bianche su fondo nero, simili a disegni di gesso su una lavagna.

Il principio era semplice ma rivoluzionario: la successione rapida di immagini statiche produce l’illusione del movimento. È lo stesso principio su cui si fonderà tutta l’animazione tradizionale del Novecento, dai grandi studi americani fino alle produzioni televisive. In Fantasmagorie questo meccanismo appare ancora nudo, visibile, quasi sperimentale — ed è proprio questo a renderlo affascinante.

Émile Cohl

Prima del 1908 esistevano già dispositivi ottici e spettacoli basati sull’illusione del movimento: lanterne magiche, fenachistoscopi, zootropi, e persino esperimenti cinematografici con oggetti animati. Ma Fantasmagorie è il primo film composto interamente da disegni animati, concepito come un’opera autonoma e proiettato in una sala cinematografica. È questo a renderlo un punto di svolta: non un trucco, non un esperimento isolato, ma l’inizio consapevole di un nuovo linguaggio.

Dopo Cohl, l’animazione cominciò a svilupparsi rapidamente. Negli Stati Uniti, Winsor McCay diede ai personaggi una personalità riconoscibile con Gertie the Dinosaur (1914). Negli anni Venti nacquero figure seriali come Felix the Cat, mentre nel 1928 Walt Disney introdusse il sonoro sincronizzato con Steamboat Willie, aprendo l’epoca dei grandi studi.

Nel corso del Novecento l’animazione si è trasformata più volte: dal disegno su celluloide al cinema d’autore europeo, fino alla rivoluzione digitale e alla grafica computerizziata. Ma il principio fondativo resta lo stesso: dare movimento all’immobile, vita all’inanimato.

Un’eredità ancora visibile

A più di un secolo dalla sua realizzazione, Fantasmagorie non è solo una curiosità per storici del cinema. È una dichiarazione d’intenti. In poco più di un minuto, Émile Cohl dimostrò che l’animazione non doveva imitare la realtà, ma poteva reinventarla. Che il cinema non era soltanto uno specchio del mondo, ma uno spazio di libertà assoluta.

Tutta la storia dell’animazione — dai classici Disney ai film digitali contemporanei — nasce da quel gesto elementare e visionario: disegnare, fotografare, far muovere. E accettare che, per un istante, l’immaginazione possa sembrare più reale del reale stesso.

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