Ginevra e la sfida globale alla plastica: oggi al via i negoziati

Ginevra e la sfida globale alla plastica: oggi al via i negoziati

di Moreno Stracci

Ginevra, 5 agosto 2025 – La diplomazia internazionale è nuovamente sotto i riflettori. Dal 5 al 14 agosto, le delegazioni di oltre 170 paesi si riuniscono nella città svizzera per la quinta – e ultima – sessione negoziale volta a definire un trattato globale contro l’inquinamento da plastica. È un appuntamento che potrebbe segnare una svolta epocale oppure un’occasione mancata.

Un trattato per fermare l’emergenza plastica

Ogni anno, oltre 400 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte nel mondo. Di queste, solo una minima parte viene riciclata. Il resto finisce negli oceani, nei suoli, nell’aria che respiriamo. Le microplastiche sono state trovate nel sangue umano, nella placenta e perfino nel latte materno. Di fronte a questi dati allarmanti, la comunità internazionale ha deciso di agire.

Il negoziato attuale si basa su un mandato chiaro: creare un trattato giuridicamente vincolante che affronti l’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione alla progettazione dei prodotti, fino allo smaltimento e al riciclo.

L’Europa guida il fronte “ambizioso”

L’Unione Europea si presenta a Ginevra con una posizione ferma. Bruxelles chiede un trattato “organico e ambizioso”, che non si limiti a migliorare la gestione dei rifiuti, ma che imponga limiti concreti alla produzione della plastica vergine. È una posizione condivisa da oltre 100 paesi, tra cui Canada, Norvegia, Kenya e gli Stati insulari del Pacifico, particolarmente colpiti dall’inquinamento marino.

Il muro dei paesi petroliferi

Ma il fronte opposto è altrettanto compatto. Arabia Saudita, Russia, Cina, India e Stati Uniti – grandi produttori di combustibili fossili e plastica – preferiscono un approccio più “tecnico”, incentrato sull’economia circolare, il riciclo e le tecnologie di gestione dei rifiuti. Ogni tentativo di introdurre limiti obbligatori alla produzione viene visto come una minaccia diretta all’industria petrolchimica e allo sviluppo economico.

L’ombra delle lobby

A complicare ulteriormente il quadro, la presenza record di oltre 1.000 lobbisti legati all’industria della plastica e del petrolio. La loro influenza è palpabile nei corridoi della sede ONU. Le ONG ambientaliste parlano di “assedio” e temono un annacquamento del testo finale, che potrebbe trasformarsi in una semplice dichiarazione d’intenti priva di forza vincolante.

Un trattato per la salute e il pianeta

Oltre all’ambiente, al centro del dibattito c’è anche la salute. Secondo un recente rapporto del WWF e dell’Università di Birmingham, l’inquinamento da plastica rappresenta un rischio crescente per la salute umana. Le particelle microscopiche possono penetrare nei tessuti e nei fluidi corporei, con effetti ancora in gran parte sconosciuti ma potenzialmente pericolosi.

E l’Italia?

Il nostro Paese si allinea alle posizioni europee, spingendo per una transizione industriale sostenibile. L’Italia è uno dei leader europei nel settore del riciclo, ma la sfida ora è ridurre la dipendenza dalla plastica monouso, promuovendo innovazione e materiali alternativi. La posizione italiana è però considerata “moderata” rispetto a quella di paesi come Francia o Germania, che spingono per obiettivi più vincolanti.

La posta in gioco

A Ginevra non si discute solo di plastica. Si discute del tipo di futuro che vogliamo. Se i negoziati fallissero, il rischio è di lasciare spazio a un inquinamento fuori controllo, con costi ambientali e sanitari sempre più gravi. Se invece si riuscisse a raggiungere un accordo vincolante e coraggioso, il trattato diventerebbe un nuovo punto di riferimento globale, paragonabile all’Accordo di Parigi per il clima.

Conclusione: vietato fallire

Lo hanno detto chiaramente gli scienziati, le ONG e molti governi: questa è l’ultima occasione per intervenire prima che l’inquinamento da plastica diventi irreversibile. Il mondo guarda a Ginevra con speranza. Che non resti solo plastica nelle parole.

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