I Borghi di Roma: memoria, trasformazioni e segreti del Rione che sfiora San Pietro

I Borghi di Roma: memoria, trasformazioni e segreti del Rione che sfiora San Pietro
Borgo Pio scorcio all'altezza del civico 17-18
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di Fabio Morelli

Incastonato tra il fiume Tevere e le mura d’aria della Città del Vaticano, il Rione XIV – Borgo rappresenta uno dei luoghi più carichi di storia, fede e memoria di tutta la Capitale. Un tempo vero e proprio quartiere cerniera tra la Roma dei Papi e la basilica di San Pietro, la sua conformazione urbana ha attraversato secoli di stratificazioni medievali e rinascimentali, fino alle drastiche trasformazioni del XX secolo.

Inquadramento storico: la nascita e le trasformazioni del Rione

Chi li ha costruiti?

L’origine del comparto risale all’Alto Medioevo e alla cosiddetta Città Leonina, l’area fortificata eretta tra l’848 e l’852 da papa Leone IV per proteggere la basilica vaticana dalle incursioni saracene. Lungo gli assi viari principali sorsero comunità, scholae di pellegrini stranieri (come la Schola Saxonum che diede origine all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia) e residenze cardinalizie. Nel Rinascimento, papi come Pio IV (Medici) ordinarono il tracciamento di nuovi ed eleganti assi viari rettilinei — come Borgo Pio, Borgo Vittorio e Borgo Angelico —, strutturando la celebre “Spina di Borgo”, una fitta maglia di isolati allungati tra Piazza San Pietro e Castel Sant’Angelo.

Chi li ha distrutti? (I borghi scomparsi)

La ferita urbanistica più profonda nella storia del rione si consumò tra il 1936 e il 1950. Nell’ambito dei piani di risanamento del ventennio fascista e per creare un monumentale viale d’accesso in vista del Giubileo del 1950, gli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli progettarono l’apertura di Via della Conciliazione.

I picconi della demolizione spazzarono via l’intera “Spina di Borgo”, cancellando per sempre strade storiche come Borgo Nuovo (l’antica Via Alexandrina voluta da papa Alessandro VI Borgia) e Borgo Vecchio, e modificando l’impatto prospettico originale con cui i visitatori giungevano a sorpresa di fronte al colonnato di Gian Lorenzo Bernini.

Cosa sono oggi?

Oggi il rione vive di una doppia anima: da un lato l’ampio e solenne asse di Via della Conciliazione, solcato quotidianamente da migliaia di turisti e pellegrini; dall’altro la rete superstite dei borghi storici come Borgo Pio, Borgo Sant’Angelo, Borgo Santo Spirito e Borgo Vittorio, che mantengono ancora vicoli caratteristici, botteghe artigiane, trattorie e un’atmosfera d’altri tempi.

Storie, aneddoti e curiosità dai Borghi di Roma

Le cronache d’epoca e le leggende popolari custodiscono piccoli e grandi segreti legati alle vie e alle istituzioni più celebri del quartiere.

Borgo Pio: La «processione delle panze» e i palafrenieri

Nella chiesa di Santa Anna dei Palafrenieri si teneva ogni anno, fino agli inizi del Novecento, una delle manifestazioni popolari più caratteristiche di Roma in occasione della festa della patrona delle partorienti (il 26 luglio). Durante la celebre “processione delle panze”, le donne in stato di gravidanza sfilavano ricevendo una piccola candela benedetta: secondo la credenza popolare, accenderla all’inizio delle doglie avrebbe garantito un parto rapido e felice entro la durata della candela stessa.

La sfilata era aperta dalla solenne cavalcata dei palafrenieri pontifici (gli staffieri e addetti alla corte papale), una tradizione durata fino al 1870: i partecipanti sfilavano a cavallo bardati in abiti di gala dal palazzo del Cardinale Decano verso la chiesa, mentre i cannoni di Castel Sant’Angelo sparavano colpi a salve in segno di festa.

Borgo Sant’Angelo: Il Passetto e il Corridore di Borgo

Sopra le antiche mura che collegano il Vaticano a Castel Sant’Angelo corre il celebre Passetto di Borgo (o Corridore), un camminamento coperto lungo circa 420 metri fatto erigere nel Medioevo e reso praticabile da papa Alessandro VI Borgia nel 1495. Utilizzato nel corso della storia dai pontefici come via di fuga d’emergenza in caso di assedio o pericolo (come durante il Sacco di Roma del 1527), il passaggio serviva in tempi più pacifici anche per condurre in assoluta segretezza individui sospetti o prigionieri verso le carceri del Castello.

Borgo Santo Spirito: Dall’incendio prodigioso all’Ospedale

L’incendio di Borgo: Nell’847 un pauroso incendio divampò nel quartiere, minacciando da vicino la Basilica di San Pietro. La leggenda narra che papa Leone IV, vedendo le fiamme divorare le case in legno, salì sulla loggia e tracciò un grande segno di croce verso il fuoco: prodigiosamente l’incendio si placò progressivamente fino a spegnersi. L’evento è immortalato da Raffaello nel celebre affresco delle Stanze Vaticane (L’incendio di Borgo).

Dai Sassoni ai romani: L’Ospedale di Santo Spirito in Sassia sorge dove un tempo re Ina dei Sassoni edificò nel 717 un ospizio per i connazionali in pellegrinaggio. Nel 1198 papa Innocenzo III riaffidò la struttura a Guido di Montpellier, ampliandola e fondando un moderno ospedale pubblico tuttora in funzione.

La ruota degli esposti e «la pesca dei neonati»: Per contrastare il tragico fenomeno dell’abbandono dei neonati nel Tevere da parte di madri disperate, Innocenzo III fece istituire nel 1198 la famosa Ruota degli Esposti a sinistra del portale della Corsia Sistina. I piccoli venivano depositati anonimamente nella ruota per essere affidati alle cure del personale balio dell’ospedale. I bimbi venivano subito avvolti in un drappo azzurro e veniva impresso loro sul piede un piccolo marchio a doppia croce (stemma dell’istituto), prendendo il nome di “figli della casa” o “figli d’ignoti” (da cui l’espressione popolare «n.n.» o la nascita di specifici cognomi romani).

L’orologio «strano» di Santo Spirito: Nel cortile del Palazzo del Commendatore si trova un singolare orologio barocco sormontato da un cappello cardinalizio con nappe in ferro battuto. La particolarità sta nel suo quadrante, diviso in sole sei ore anziché dodici (secondo l’antico sistema “all’italiana”). Nel 1798, durante l’occupazione francese, fu introdotto l’orario a 12 ore “alla francese”, ma al ritorno di Pio IX nel 1848 si ripristinò temporaneamente il vecchio sistema, provocando la confusione dei romani e le immancabili satire del poeta Giuseppe Gioachino Belli. La campana dell’orologio batteva le ore in combinazioni bizzarre, tanto che perfino una guardia svizzera una volta esclamò sconcertata: «Oh, Griste sante! Segnar guattre, sonar tiece, e star fentitue!»

Un’eredità che resiste al tempo

I Borghi di Roma raccontano la storia di una città capace di trasformarsi, di storia in storia, di generazion in generazione, senza mai perdere la propria anima. Dalle macerie dei borghi scomparsi fino al fascino intatto dei vicoli superstiti, questo rione rimane una testimonianza viva e romantica di una Roma dove il sacro, il profano, la carità e la leggenda continuano a camminare fianco a fianco.

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