Verso un’economia spaziale circolare: la svolta di Astroscale e BAE Systems per la riparazione dei satelliti in orbita
di Fabio Morelli
Fino ad oggi, la conquista dello spazio ha seguito un modello economico e industriale prettamente lineare: si progetta un satellite, lo si lancia in orbita e, quando l’hardware diventa obsoleto o il propellente si esaurisce, lo si abbandona al suo destino, trasformandolo nell’ennesimo relitto ad altissima velocità tra i detriti spaziali. Un ciclo destinato inevitabilmete a cambiare perchè non più sostenibile. In questo contesto, l’annuncio congiunto tra Astroscale (azienda leader nei servizi di manutenzione in orbita e sostenibilità spaziale) e BAE Systems traccia le fondamenta per una vera e propria economia circolare nello spazio.
Dati alla mano
Secondo i dati diffusi dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalle reti di sorveglianza spaziale, nel corso del 2024 il conteggio degli oggetti e dei detriti in orbita intorno alla Terra, suddiviso in base alle dimensioni, è questo:
- Più di 000 – 45.000 oggetti monitorati e tracciati regolarmente dai sistemi di sorveglianza (tra cui l’US Space Surveillance Network e l’ESA), di cui circa 9.000 – 10.300 sono satelliti operativi e il resto è costituito da vecchi satelliti dismessi e stadi di razzi abbandonati;
- Si stima che vi siano più di 1,2 milioni di detriti e frammenti tra 1 cm e 10 cm;
- Si stima che le particelle tra 1 mm e 1 cm superino i 100 – 130 milioni di frammenti.
Se i dati possono sembrare allarmanti, il vro problema è l’aumento di satelliti nello spazio. Dagli anni ’60 al 2015 il numero di satelliti medio lanciato ogni anno si aggirava attorno a 200 unità, poi il boom: nel solo 2023 sono stati lanciati circa 2.600 satelliti in orbita. Solo aa Starlink di Elon Musk, al 15 giugno 2024 ha lanciato 6.086 satelliti in orbita e si propone di arrivare a breve al doppio, puntando nei prossimi anni a lanciarne altri 30.000. Dati allarmanti in termini di scorie e rifiuti in un futuro prossimo.
La fine dell’era “usa e getta” in orbita
Le due aziende hanno completato con successo uno studio di fattibilità durato sei mesi dedicato allo sviluppo del servizio IRUS (In-orbit Refurbishment and Upgrading Service). L’obiettivo primario del progetto è consentire il ricondizionamento, l’aggiornamento hardware e la riparazione direttamente in orbita delle infrastrutture satellitari, evitando la necessità di costruire e lanciare un intero nuovo satellite per rimpiazzarne uno malfunzionante o superato.
Grazie alla combinazione tra la robotica di precisione dei veicoli d’servizio (servicer) di Astroscale e l’architettura modulare di nuova concezione firmata BAE Systems, in futuro i satelliti non saranno più sistemi chiusi ed immodificabili, ma piattaforme aggiornabili a distanza e sul posto.
I pilastri del progetto: come funziona l’In-Orbit Servicing
Il programma di cooperazione punta a una missione dimostrativa completa entro il 2030, articolata su tre assi strategici:
- Design orientato al ricondizionamento (Design for Refurbishment): I futuri satelliti di BAE Systems saranno integrati con interfacce e piastre di aggancio universali progettate appositamente per permettere ai bracci robotici di sostituire moduli guasti o inserire nuovi componenti di payload;
- Riduzione dei detriti spaziali (Space Debris): Prolungare la vita operativa dei satelliti esistenti significa ridurre drasticamente il numero di nuovi lanci necessari, mitigando l’accumulo di spazzatura spaziale nell’orbita bassa (LEO) ed geostazionaria (GEO);
- Piena compatibilità con le missioni di de-orbiting: Le tecnologie IRUS andranno ad affiancare i sistemi di gestione del fine vita come ELSA-M di Astroscale, pensati per agganciare e riportare nell’atmosfera terrestre i satelliti che hanno terminato il proprio ciclo vitale.
Un mercato da 11 miliardi di sterline
L’iniziativa si inserisce nel settore emergente conosciuto come ISAM (In-Orbit Servicing, Assembly, and Manufacturing), un mercato che secondo le stime degli analisti raggiungerà un valore globale di oltre 11 miliardi di sterline nei prossimi anni.
Tra esigenze di difesa, telecomunicazioni e monitoraggio ambientale, la capacità di mantenere “vivi” ed efficienti gli asset spaziali a costi ridotti non è più soltanto un’opportunità di business, ma una necessità ecologica e strategica non più rinviabile per la sicurezza dell’intero ecosistema planetario.
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