Il Colosseo: storie, segreti e leggende del gigante dell’Anfiteatro Flavio

Il Colosseo: storie, segreti e leggende del gigante dell’Anfiteatro Flavio
Foto di Manuel Reina

di Fabio Morelli

Simbolo indiscusso dell’Eternità di Roma e capolavoro assoluto dell’ingegneria del mondo antico, l’Anfiteatro Flavio — universalmente noto come Colosseo — domina il paesaggio della Capitale da quasi due millenni. Oltre la grandiosità dei suoi archi di travertino, l’arena racchiude nei suoi spazi un patrimonio inestimabile di eventi storici, leggende popolari, riutilizzi insospettabili e aneddoti che hanno attraversato le epoche.

Inquadramento storico e archeologico

Voluto dall’imperatore Vespasiano a partire dal 70-72 d.C., l’anfiteatro sorse nell’avvallamento tra Palatino, Esquilino e Celio, proprio laddove prima si trovava il lago artificiale della monumentale Domus Aurea neroniana. L’opera venne finanziata grazie al ricchissimo bottino ricavato dalla conquista di Gerusalemme e dal saccheggio del suo Tempio nel 70 d.C.

I lavori furono portati avanti con ritmi prodigiosi e l’edificio venne inaugurato solennemente dal figlio di Vespasiano, l’imperatore Tito, nel 80 d.C. I festeggiamenti durarono ben cento giorni, segnati da spettacoli grandiosi, battaglie navali (naumachie), combattimenti di gladiatori e cacce di belve feroci. La struttura fu poi completata nell’ordine superiore da Domiziano.

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Miti, numeri e curiosità dall’Anfiteatro

Il testo delle fonti d’epoca e della storiografia romana ci restituisce un mosaico affascinante di dettagli meno noti su questo monumento imperiale.

L’origine incerta del nome «Colosseo»

Sebbene per secoli la denominazione ufficiale sia stata Anfiteatro Flavio, il termine popolare “Colosseo” si diffuse a partire dal Medioevo. Sulla sua origine esistono diverse teorie:

  1. La statua di Nerone: Deriverebbe dal Colosso di Nerone, un’imponente statua bronzea di oltre 30 metri situata nelle immediate vicinanze, in seguito ridedicata al Dio Sole;
  2. La mole del monumento: Potrebbe essere legata semplicemente alle dimensioni eccezionali della costruzione, considerata colossale dai contemporanei;
  3. Ipotesi etimologiche popolari: Alcune leggende medievali legano il nome alla domanda rivolta ai cristiani davanti alla statua («colis eum?», ovvero “lo adori?”), oppure alla presenza nei paraggi di un tempio di Iside (Collis Isei).

Ma il quante leggende, quante storie sono legate a questa stupefacente opera di architettura? Vi racconto quelle più sfiziose e le più tremende!

Carneficine per l’inaugurazione

I festeggiamenti dell’80 d.C. promossi da Tito per l’apertura del Colosseo furono segnati da una carneficina senza precedenti. Nel corso dei cento giorni di celebrazione persero la vita centinaia di leoni, tigri e fiere esotiche, oltre a numerosissimi tra i oltre 3.000 gladiatori che scesero nell’arena.

I cippi di ancoraggio del velario

Nelle giornate più calde, la cavea dell’anfiteatro veniva coperta dal velario, un enorme sistema di teli a spicchi azionato da marinai specializzati della flotta imperiale di Capo Miseno. A circa 18 metri dal perimetro dell’edificio si notano ancora oggi grossi cippi in travertino infissi nel selciato: servivano da ancoraggio per le solide corde che, passando per i fori e le mensole della cornice superiore, tenevano in tensione la gigantesca copertura solare.

I misteriosi «buchi» nelle pareti

Un’antica leggenda attribuiva i migliaia di buchi presenti sulle pareti esterne a un tentativo dei barbari di distruggere il Colosseo riempiendolo di polvere da sparo. In realtà, l’origine è del tutto strutturale ed economica: si tratta delle sedi dei perni e delle grappe di ferro e bronzo utilizzate dai romani per legare tra loro i blocchi di travertino. Dal Medioevo in poi, questi perni vennero sistematicamente sistemati ed estratti per riutilizzare il metallo (si calcola ne vennero asportate circa 300 tonnellate). In origine i fori erano del tutto invisibili, poiché l’edificio era rivestito da pregiate lastre marmoree.

La «Flora» del Colosseo

Nel corso dei secoli di abbandono, il Colosseo si trasformò in un microclima unico dove crebbe una vegetazione straordinaria e incontaminata. Nel 1873 il botanico inglese Richard Deakin pubblicò il saggio Flora of the Colosseum, arrivando a catalogare ben 420 specie vegetali differenti nate tra le rovine, tra cui asparagi selvatici, cicoria, garofani, parietaria e rosmarino.

I diavoli e le magie al Colosseo

Per gran parte del Medioevo e del Rinascimento, l’anfiteatro fu additato come luogo di adunanze diaboliche ed esorcismi. Lo scultore Benvenuto Cellini raccontò nella sua autobiografia di essersi recato di notte nel Colosseo insieme all’amico Agnolino Gaddi per un rituale di evocazione. Il Gaddi rimase talmente terrorizzato dalle apparizioni demoniache da provocare un rumore e un odore così molesti che scacciarono sia la paura che i presunti diavoli dall’arena!

La Via Crucis e la salvezza del monumento

La tradizione della Via Crucis al Colosseo non nacque nel XX secolo, ma venne introdotta nel 1750 da San Leonardo da Porto Maurizio in occasione dell’Anno Santo. All’interno dell’arena vennero erette le stazioni e un’edicola Sacra (rimasta fino al 1874), un atto che contribuì in maniera determinante a fermare il progressivo smantellamento del monumento consacrandolo alla memoria dei martiri.

Il Colosseo come «cava di pietra»

Dopo il crollo di ampie porzioni di mura a causa dei terremoti medievali, il Colosseo venne trattato per secoli come una sterminata riserva di materiali da costruzione. Il suo travertino e i suoi marmi vennero impiegati per erigere e decorare alcuni dei più famosi palazzi e monumenti di Roma: tra questi Palazzo Barberini, Palazzo Farnese, la Cancelleria, le scalinate e la loggia di San Pietro, la Tribuna di San Giovanni in Laterano e il Porto di Ripetta. Soltanto nel 1450, il solo costruttore Fogliani prelevò ben 1.522 carri di pietre!

Il plastico di Lucangeli e la profezia di Beda

Per comprendere l’aspetto originale dell’Anfiteatro in epoca imperiale, tra il 1790 e il 1812 il carpentiere Carlo Lucangeli realizzò un dettagliato plastico ricostruttivo in legno, tuttora conservato negli ambienti interni del monumento verso le Terme di Tito.

Il legame indissolubile tra la struttura e la Capitale fu sintetizzato nell’VIII secolo dal Venerabile Beda con celebri versi che risuonano ancora oggi:

Quandiu stabit Colyseus stabit et Roma

quandiu cadet Colyseus cadet Roma

quandiu cadet Roma cadet et mundus.

ovvero «Finché sta il Colosseo, starà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà il mondo.»

La Meta Sudante

Accanto al Colosseo, nei pressi dell’Arco di Costantino, sorgeva la Meta Sudante, un’imponente fontana conica alta 9 metri eretta da Tito nell’80 d.C. Era così chiamata perché la sua forma ricordava le “mete” dei circhi romani e l’acqua, sgorgando da una sfera di bronzo sommitale, scivolava lungo le pareti di marmo facendola apparire costantemente trasudante. Secondo la tradizione, vi si recavano a lavarsi e dissetarsi i gladiatori sopravvissuti ai combattimenti nell’arena. I suoi resti vennero demoliti nel 1936 per facilitare la viabilità stradale.

Virgilio e la cortigiana

Questa è una delle leggende medievali più famose e divertenti legate alla figura del poeta (che nel Medioevo era considerato un vero e proprio mago e stregone). La leggenda narra che Virgilio si fosse invaghito della figlia dell’imperatore (o di una bellissima cortigiana romana). La donna, per prendersi gioco di lui, gli promise che lo avrebbe fatto salire di notte nella sua stanza portandolo su all’interno di una cesta calata dalla finestra di una torre. Virgilio accettò con entusiasmo, ma a metà strada la donna bloccò la corda, lasciando il povero poeta appeso a mezz’aria dentro la cesta per tutta la notte, esposto alle canzonature e alle risate di tutta la città la mattina seguente. Virgilio però volle vendicarsi con la sua magia: spense miracolosamente tutti i fuochi e le candele di Roma. L’unico modo per i romani di riaccendere il fuoco era prelevarlo direttamente dal corpo della donna (esposta nuda in pubblico al centro della città). Un aneddoto bizzarro che per secoli fece parte del folclore romano legato ai poteri “magici” attribuiti al poeta!

Un’arena eterna

Con le sue pietre scalfite dal tempo, le sue leggende popolari e le sue trasformazioni secolari, il Colosseo continua a rappresentare non soltanto un monumento della grande Roma antica, ma il cuore pulsante e vivo di un patrimonio culturale che non smette mai di affascinare e raccontare storie al mondo.

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