Sanremo 2026: la prima conferenza stampa tra memoria e attesa
Di Moreno Stracci
Dal Teatro Ariston prende forma la 76ª edizione del Festival: emozione, ironia e qualche inevitabile polemica nella conferenza inaugurale con Carlo Conti e Laura Pausini.
Sanremo riaccende i riflettori. La prima conferenza stampa della 76ª edizione del Festival, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026 al Teatro Ariston, ha segnato l’avvio ufficiale della settimana più mediatica della televisione italiana. Un appuntamento atteso non solo per le anticipazioni artistiche, ma per il tono con cui il Festival decide di raccontarsi.
Sul palco della sala stampa, accanto al direttore artistico e conduttore Carlo Conti, la presenza di Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione, ha dato subito una cifra emotiva all’incontro.
L’omaggio e il peso della tradizione
L’apertura non poteva che essere segnata dalla memoria. Conti ha voluto ricordare Pippo Baudo, figura storica del Festival, recentemente scomparsa, definendolo un punto di riferimento imprescindibile per chiunque abbia guidato la kermesse. Un passaggio che ha collocato l’edizione 2026 dentro una linea di continuità con la storia del Festival, quasi a ribadire che ogni Sanremo è nuovo ma mai isolato dal passato.
La Pausini, visibilmente emozionata, ha ricordato il suo esordio proprio su quel palco nel 1993, sottolineando quanto Sanremo rappresenti ancora oggi una soglia simbolica per la musica italiana. Il suo intervento ha riportato il Festival alla sua funzione originaria: non solo spettacolo, ma spazio di consacrazione e di passaggio generazionale.
Il tono della direzione artistica
Carlo Conti ha insistito su una parola chiave: equilibrio. Equilibrio tra tradizione e innovazione, tra grandi nomi e nuove proposte, tra spettacolo e musica. L’idea è quella di un Festival che non rincorre forzatamente la polemica, ma che non la teme quando emerge dal confronto culturale.
Non sono mancati momenti di leggerezza. L’incursione telefonica di Fiorello ha stemperato l’atmosfera con ironia, giocando sull’inevitabilità delle discussioni che ogni anno accompagnano la manifestazione. Sanremo, del resto, vive anche di questo: di aspettative, critiche, commenti anticipati.
A una domanda sulla possibile presenza di figure politiche in platea, Conti ha risposto con tono misurato ma fermo, ribadendo che il Festival resta prima di tutto un evento musicale e che il Teatro Ariston è aperto a chiunque voglia assistere come spettatore. Un modo per riaffermare la natura culturale dell’evento senza trasformarlo in arena ideologica.
L’impatto oltre lo spettacolo
La conferenza ha ricordato anche la dimensione economica del Festival. L’indotto per la città di Sanremo è stimato in centinaia di milioni di euro, confermando come la manifestazione non sia soltanto un appuntamento televisivo ma un motore di visibilità e turismo.
La macchina organizzativa è già pienamente operativa. La città si prepara a giorni di attenzione mediatica continua, tra palco, red carpet e piazze trasformate in spazi di spettacolo diffuso.
Un Festival che racconta il presente
La prima conferenza stampa non svela tutto, ma indica la direzione. Sanremo 2026 sembra voler scegliere un tono meno gridato e più narrativo, cercando una centralità musicale in un contesto in cui il Festival è ormai fenomeno multipiattaforma, commentato in tempo reale sui social e analizzato ben oltre la gara canora.
La domanda, come ogni anno, resta la stessa: quale immagine dell’Italia restituirà questa edizione? Se la conferenza inaugurale è un indizio, il Festival proverà a muoversi tra memoria e contemporaneità, evitando eccessi e puntando su una conduzione solida e riconoscibile.
La settimana è appena iniziata. E, come sempre, Sanremo è già molto più di una gara.
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