1948: l’assassinio di Gandhi

1948: l’assassinio di Gandhi

Gandhi, l’avvocato, l’uomo che con la sua protesta non violenta rivoluzionò l’assetto del mondo coloniale e parlò, con semplicità e fermezza, della vita, dell’amore e di Dio.

Il 30 gennaio del 1948 Gandhi, che aveva già subito tre tentativi di assassinio, veniva ucciso con tre colpi di pistola sparati da Nathuram Godse, un fanatico indù che aveva legami con il partito politico nazionalista Hindu Mahasabha. Per portare l’attenzione sugli orrori della guerra indo-pakistana, Gandhi aveva iniziato il 13 gennaio dello stesso anno il suo ultimo digiuno di protesta. Il suo intento era di far cessare le violenze tra i due popoli e forzare i due paesi a garantire la libertà di pratica di tutte le religioni. Queste sue idee furono viste dal nazionalismo indiano e dallo stesso Godse come segni di cedimento al nuovo governo pakistano, e all’islam, e per questo fu ucciso.

 

Gandhi è detto Mahatma, che in sanscrito vuol dire “grande anima” e Bapu ossia “padre”. La sua vita è costellata di eventi che trasformarono un ragazzo timido e impacciato in un uomo dal forte carisma che non solo avrebbe portato all’indipendenza dell’India e alla lotta per la difesa dei diritti umani ma che ha lasciato al mondo un’eredità etica, una maniera di vivere che ben si riassume nelle sue stesse parole: “Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Il pensiero di Gandhi e la sua lotta non violenta hanno origini molto complesse che sono da rintracciare nell’induismo ma anche nelle altre confessioni religiose, incluso il cristianesimo. Egli stesso chiamò la sua tipica forma di protesta Satyagraha ossia “insistenza per la verità”, che affonda le sue radici nell’insegnamento induista e buddista della Ahimsa, “la non violenza” e del concetto di “resistenza passiva”. A tale proposito, Gandhi fu molto colpito dalle parole di Gesù nel discorso della montagna (Matteo 5,39) “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra”, discorso che richiama il precetto buddista che invita a rispondere alle offese ricevute con un sorriso, azione che pone fine allo scontro e rende inattaccabili. La vita di Gandhi fu, inevitabilmente, il prodotto di scelte forti e difficili che, però, possono aiutare le persone a comprendere la propria vocazione e a trovare l’equilibrio tra necessità personali e libertà altrui. Quello che Gandhi ci invita a fare è ricercare con coraggio la verità. Di se stesso disse: “Non sono che un umile cercatore della verità, risoluto a trovarla. Non considero nessun sacrificio troppo grande per vedere Dio faccia a faccia” .

Moreno Stracci

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