Auguri Roma!

Auguri Roma!
Foto di Rainhard Wiesinger

di Fabio Morelli

Il sole sorge dietro le colline e la prima luce colpisce la cupola di San Pietro, facendola brillare come un faro di marmo sopra un mare di tetti color ocra.
È il Natale di Roma, la celebrazione di quel mitico 753 a.C. quando, secondo la leggenda, Romolo tracciò con l’aratro il solco sacro sul colle Palatino. Da quel solco non nacquero solo mura, ma un’idea di civiltà che avrebbe plasmato il mondo intero.

roma fondazione 753 compleanno

Camminando per via dei Fori Imperiali in questa mattina di primavera, l’aria ha una freschezza unica. È quell’odore tipico della capitale: una miscellanea di pini marittimi, polvere millenaria che sa di gloria e quel profumo di caffè che esce prepotente dai bar dei rioni,
Roma è così un capolavoro a cielo aperto che non ha paura di sporcarsi le mani con la vita vera.
Guardare Roma oggi significa vedere una stratificazione infinita.
Non c’è un solo angolo della città che non racconti almeno tre storie diverse contemporaneamente. Sotto un palazzo rinascimentale trovi una domus romana; dietro un’edicola sacra barocca scorgi un muro medievale. È una città che non ha mai buttato via niente, che ha costruito il nuovo sul vecchio, trasformando le ferite del tempo in rughe d’espressione che le donano un fascino inarrivabile.

Se dovessimo fare un regalo a Roma per il suo compleanno, cosa sceglieremmo? Forse la pazienza. La pazienza che la città dimostra ogni giorno verso i suoi abitanti che la maltrattano con il traffico e la fretta, e verso i turisti che la attraversano senza guardarla davvero negli occhi.
Ma Roma, da buona custode, sorride e lascia correre. Sa che loro passeranno, mentre lei resterà lì, immobile e magnifica, a guardare scorrere il Tevere, quel “biondo” fiume che ha visto passare imperatori, papi, artisti e rivoluzionari.

roma colosseo

Per festeggiarla degnamente, bisognerebbe perdersi. Non seguire le mappe, ma lasciarsi guidare dal suono dell’acqua. Roma è la città delle fontane, dai “nasoni” di ghisa a ogni angolo, fino alla maestosità della Fontana di Trevi. Arrivare davanti a quel muro d’acqua e marmo di prima mattina, quando la folla non ha ancora preso d’assalto la piazza, è un’esperienza mistica. Il rumore della cascata copre i suoni della città moderna, e per un attimo ti sembra di essere tornato nella Roma di fine Settecento.
Poi c’è il Pantheon dove sembra di stare nel cuore dell’universo. La luce del sole che penetra dall’oculo centrale, sembra un dito divino che tocca il pavimento di marmo.
È l’edificio che meglio rappresenta la continuità di Roma: tempio pagano trasformato in chiesa, sopravvissuto a saccheggi e trasformazioni, sempre lì a ricordarci che la perfezione geometrica è possibile.

E che dire di Trastevere? Il rione della “gente de Roma”. Qui, tra i panni stesi e i vicoli stretti, si respira ancora l’anima popolare. Per il compleanno di Roma, Trastevere si veste a festa. Nelle osterie si preparano tonnarelli alla carbonara e abbacchio allo scottadito, e il vino dei Castelli scorre in allegria. Festeggiare Roma significa anche onorare la sua cucina, capace di trasformare gli scarti in capolavori di sapore.

Roma non è una città facile. Roma ti sfida con le sue distanze, con i suoi autobus che si fanno attendere, con il caos dei suoi mercati.
Ma è proprio in questo disordine creativo che risiede la sua magia.
Ennio Flaiano diceva che “Roma è una città che non ha bisogno di presentazioni, ha bisogno di essere capita”.

roma san pietro
Foto di Jerome Clarysse

Roma sa essere anche fragile. Vedere le erbacce che crescono tra i mattoni del Circo Massimo o il degrado di certe periferie fa male a chi ama questa città. Ma poi, basta salire sul Gianicolo al tramonto oppure mentre il cannone spara il suo colpo di mezzogiorno e il sole comincia a scendere dietro la cupola di San Pietro, tutto il resto scompare.
La città si tinge d’oro, di arancio, di viola. È il tramonto romano, il più bello del mondo, quello che fa sembrare ogni rovina un pezzo di scenografia teatrale.
Quindi oggi alziamo i calici e brindiamo stando idealmente su una terrazza ideale che si affaccia sui tetti della Capitale.

Foto di Leonhard Niederwimmer

Brindiamo ai sampietrini, croce e delizia di ogni romano, che lucidi di pioggia sembrano gemme incastonate nell’asfalto.
Brindiamo ai gatti di Torre Argentina, custodi silenziosi di storie repubblicane, che dormono tra i templi indifferenti al passare dei millenni.
Brindiamo ai “pini di Roma”, che con le loro chiome a ombrello disegnano il profilo inconfondibile del nostro orizzonte.
Brindiamo ai tramonti che incendiano i tetti da Trinità dei Monti, dove il cielo diventa di un rosa così sfacciato da sembrare finto.
Brindiamo alle fontane che cantano una ninna nanna perenne ai turisti stanchi
Brindiamo alla tua gente orgogliosa, cinica quanto basta per sopravvivere, ma capace di una generosità travolgente davanti a un piatto di amatriciana.

In questo giorno speciale, Roma si sente amata non solo come un pezzo di storia, ma come una creatura viva ed ogni cittadino, nel percorrere la propria strada per andare al lavoro, alzasse lo sguardo per un istante e rimanesse sorpreso da un fregio, da un portone, da uno scorcio inaspettato.
Perché la bellezza di Roma non sta solo nei monumenti da cartolina, ma nei dettagli che scopri solo se impari a camminare lentamente.
Cara Roma, compi gli anni ma non invecchi mai. Cambi pelle, accogli nuove culture, ti trasformi, eppure rimani sempre te stessa: la Caput Mundi. Sei stata la culla del diritto, la capitale della cristianità, il set cinematografico più bello del mondo per Fellini e la “Vacanze Romane” di Audrey Hepburn. Sei la città dove il sacro e il profano convivono nella stessa piazza, dove l’eternità si tocca con mano.
“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.” — Alberto Sordi

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