Gennaio: Giano e la Befana

Gennaio: Giano e la Befana

Gennaio, il mese dedicato al dio Giano, il mese dei nuovi propositi, che in compagnia della Befana ci dona il significato del cambiamento e l’entusiasmo della rinascita.

Il primo mese dell’anno del nostro calendario prende il nome da quello romano Ianuarius, che
era dedicato a Ianus, Giano, il dio, “Padre degli Dei”, preposto a tutti gli inizi. La leggenda vuole che fosse il primo degli dei, venerato sin dalla più remota epoca arcaica e che addirittura fosse stato il primo re del Lazio durante la favolosa età dell’oro, quella in cui gli uomini vivevano in prosperità con le divinità. Giano è la porta (Lat. ianua) che permette il passaggio. Per questo motivo, solitamente è raffigurato con due volti ed è detto Bifronte: un volto anziano che è il passato, l’altro giovane che rappresenta il rinnovamento dove tutto si crea e tutto si rinnova. Così anche l’anno ricomincia la sua ciclicità. 
Non solo Giano, ma a gennaio anche la Befana (corruzione lessicale di Epifania) rappresenta la rinascita. Il 25 dicembre è da sempre associato alla nascita delle divinità in molte religioni oltre quella cristiana: è la vittoria della luce sulle tenebre. I 12 giorni che seguono il Natale erano considerati importantissimi dalle culture antiche perché era il tempo in cui l’anno passato, il caos, era definitivamente morto e il nuovo anno, l’ordine, poteva così rinascere: ecco il 6 gennaio.
Nella tradizione precristiana italiana si festeggiava Madre Natura rappresentata come una vecchia, la Vecia e benevola strega a cavallo di una scopa, la Befana appunto, personificazione femminile dell’anno che, giunto al termine riparte con il suo ciclo di vita e di doni. In alcune tradizioni come quella calabrese, questa Pupa è rappresentata con un fuso nella mano, simbolo arcaico della morte e della vita, di quel cambiamento continuo e universale che permette la evoluzione delle anime.

Non solo Giano, ma a gennaio anche la Befana (corruzione lessicale di Epifania) rappresenta la rinascita. Il 25 dicembre è da sempre associato alla nascita delle divinità in molte religioni oltre quella cristiana: è la vittoria della luce sulle tenebre. I 12 giorni che seguono il Natale erano considerati importantissimi dalle culture antiche perché era il tempo in cui l’anno passato, il caos, era definitivamente morto e il nuovo anno, l’ordine, poteva così rinascere: ecco il 6 gennaio.
Nella tradizione precristiana italiana si festeggiava Madre Natura rappresentata come una vecchia, la Vecia e benevola strega a cavallo di una scopa, la Befana appunto, personificazione femminile dell’anno che, giunto al termine riparte con il suo ciclo di vita e di doni. In alcune tradizioni come quella calabrese, questa Pupa è rappresentata con un fuso nella mano, simbolo arcaico della morte e della vita, di quel cambiamento continuo e universale che permette la evoluzione delle anime.

Moreno Stracci

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