Jolly Roger: la bandiera dei pirati

Jolly Roger: la bandiera dei pirati

La famosa bandiera nera con le ossa incrociate veniva usata dai pirati per spaventare le imbarcazioni che, povere loro, capitavano lungo le rotte dei bucanieri. Vediamo qualche curiosità in più su questi uomini, e non solo, di mare!

Chiamata “Jolly Roger”, la bandiera nera, con il teschio bianco e le tibie incrociate, veniva issata sull’albero maestro della nave per indicare alle vittime che si trattava di una imbarcazione di pirati senza pietà. Non è noto con certezza quando sia apparsa questa simbologia, ma probabilmente ha avuto origine dai marinai del Nord Africa attorno al 1600. Anche il nome è incerto vista la scarsità di fonti: l’ipotesi più accreditata è quella che la parola Roger veniva usata per indicare un mercante errante, un vagabondo o addirittura il diavolo, oppure per ricordare Black Bart uno dei pirati inglesi più famigerati soprannominato il “bel rosso”, storpiando l’appellativo dal francese “jolie rouge”. 
Non solo nero, non solo ossa incrociate: nella realtà erano diverse le varianti di colore e di disegni nella bandiera piratesca. Per esempio potevano essere verdi o anche rosse: di rosso era il vessillo, la Red Jack, dei corsari inglesi che poi, quando finì la guerra di successione spagnola, continuarono ad usare, quando molti di loro si diedero alla pirateria. Al posto delle ossa, potevano apparire spade, frecce, clessidre e cuori insanguinati oppure scheletri interi con boccali e pistole!

Le scorrerie dei pirati, l’età dell’oro della pirateria, raggiunsero il loro culmine nel XVII e XVIII secolo, poi con l’introduzione di navi da guerra e l’intensificazione delle operazioni governative antipirateria, questa epoca tramontò verso la fine del XVIII secolo.

Molti sono i pirati famosi i cui racconti sono sopravvissuti all’oblio del tempo: Barbanera, Jack Rackham (Calico Jack), Bartholomew Roberts e William ‘Capitan’ Kidd ma anche le piratesse Anne Bonny e Mary Read, che si unirono agli equipaggi dei filibustieri e parteciparono a razzie e battaglie.
Oggi queste storie sopravvivono nella tradizione e nella letteratura (famosi i corsari raccontati da Salgari) e non di meno nella filmografia con i buffi e scapestrati Capitan Uncino e Jack Sparrow.
Eppure trovarsi di fronte una vera nave di pirati avrebbe fatto tremare le gambe a qualunque capitano reale a guida della miglior nave!
Sebbene l’immagine romantica dei pirati che solcano i mari con bandiere nere, avventure incredibili e tesori nascosti, possa sembrare un ricordo del passato, esistono ancora casi di pirateria marittima in alcune parti del mondo anche se quella moderna è molto diversa da quella dei secoli passati. Attualmente, i casi di pirateria si concentrano principalmente in alcune regioni come il Golfo di Guinea al largo della costa occidentale dell’Africa, il Mar dei Caraibi, il Golfo di Aden e lo Stretto di Malacca. In queste aree, i pirati prendono di mira navi commerciali, petroliere e imbarcazioni da diporto, cercando di sequestrare il carico e i passeggeri per scopi di estorsione o rapimento.

Fabio Franzoni

© Riproduzione riservata

Photo credits:

Captain Jack Sparrow” by Michi1308 is licensed under CC BY-SA 2.0.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

QUIA MAGAZINE CLUB   Febbraio 2024   -   QUIA MAGAZINE È disponibile il numero di febbraio 2024     -     pubblicato l'articolo (con reportage) Italo Calvino, lo sguardo dell'archeologo alla Nazionale di Roma    -    pubblicato il podcast di Kansha La bellezza effimera, apprezzare ogni momento    -    pubblicato l'audioarticolo L'esperimento di Standford sul comportamento umano    -   pubblicato l'articolo Joseph Joachim Raff: il compositore dimenticato     -    pubblicato l'audioarticolo B.B. King: il Re del Blues     -    pubblicata la prima parte dell'audiolibro "La contessa d'Amalfi" di Gabriele D'Annunzio    -    disponibile per il Quia Club la seconda lezione del Corso di introduzione alla scrittura giornalistica: Unità 2 Quando un fatto diventa notizia, l'articolo di giornale