Milan Kundera e l’essere

Milan Kundera e l’essere

Ci lascia all’età di 94 anni Milan Kundera, scrittore, poeta, saggista e drammaturgo ceco naturalizzato francese, famoso per la sua opera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Col suo capolavoro, si è addentrato nelle profondità dell’esistenza umana, dell’amore e della lotta eterna per la ricerca di significati da dare alla nostra esperienza. Questo romanzo intreccia narrazione e riflessioni che si nutrono delle idee di Friedrich Nietzsche per giungere a una visione della vita personale e a tratti coraggiosa, risultando in una profonda analisi delle complessità della natura umana e della transitorietà delle nostre esperienze. I temi nietzschiani dell’eterna ricorrenza, della volontà di potenza e il concetto di amor fati (amore del destino) risuonano in tutto il lavoro di Kundera, plasmando i temi principali e i personaggi del romanzo. Un’opera che si presta a varie e diverse letture. Ambientato sullo sfondo della Primavera di Praga “L’insostenibile leggerezza dell’essere” esplora le vite di quattro personaggi: Tomas, un chirurgo di successo e donnaiolo, sua moglie Tereza, Sabina, una pittrice e amante di Tomas, e Franz, un professore di filosofia innamorato di Sabina. Attraverso le loro esperienze, il romanzo si confronta con la fondamentale domanda esistenziale: la vita ha un significato intrinseco?

Kundera impiega il concetto di “leggerezza” e “pesantezza” come forze opposte che plasmano l’esistenza umana: la leggerezza che caratterizza una vita priva di impegno e in costante cambiamento, basata sulla mancanza di un significato, di responsabilità e sulla natura effimera delle nostre scelte, una leggerezza insostenibile, forse difficilmente giustificabile; la pesantezza, che porta con sé il fardello delle responsabilità e della permanenza  delle nostre azioni, fondata sull’idea nietzschiana dell’eterno ritorno, con le angoscianti conseguenze che una vita piena di eterno significato può portare.

Le scelte e le azioni dei personaggi incarnano questi concetti, consentendo ai lettori di contemplare le conseguenze delle proprie scelte ma anche di accorgersi dell’impatto del caso sulla propria vita.

In questa dicotomia tra libertà e impegno, Kundera ricerca anche il significato dell’amore esaminando il senso e le dinamiche delle relazioni umane, esplorando il desiderio di intimità e l’incapacità di raggiungerla completamente. I personaggi del libro si confrontano con la fragilità dei rapporti e con l’incapacità di soddisfare le aspettative reciproche. Ne risulta un ritratto della condizione umana che, differentemente da quanto ci si potrebbe aspettare non intende mostrare la nostra miseria ma “semplicemente” portarci a riflettere su chi siamo, su quello che facciamo e perché. Un’opera che va letta almeno una volta nella vita, un’opera che in fin dei conti vuole probabilmente farci comprendere che un equilibrio tra leggerezza e responsabilità è possibile e auspicabile.

“Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.” Milan Kundera

Moreno Stracci

© Riproduzione riservata

Photo credits

Milan Kundera” by Elisa Cabot

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