Il Foro di Traiano: capolavoro dell’archeologia romana tra trionfi, rilievi e singolari leggende

Il Foro di Traiano: capolavoro dell’archeologia romana tra trionfi, rilievi e singolari leggende
Foto di neufal54

di Fabio Morelli

Il Foro di Traiano rappresenta l’ultimo, il più vasto e il più spettacolare dei Fori Imperiali di Roma. Vero e proprio capolavoro dell’ingegneria e dell’architettura antica, questo complesso monumentale celebrava le vittorie dell’imperatore Traiano e la grandezza dell’Impero, trasformando lo spazio urbano della Capitale in un racconto visivo d’imponente bellezza.

Inquadramento storico e archeologico

Il Foro fu commissionato dall’imperatore Traiano con il ricchissimo bottino ricavato dalla conquista della Dacia (l’odierna Romania). I lavori iniziarono nel 107 d.C. e il complesso fu inaugurato solennemente nel 112 d.C., mentre la celebre Colonna Traiana fu completata l’anno successivo, nel 113 d.C. Per progettare quest’opera colossale, Traiano si affidò al più grande architetto dell’epoca, Apollodoro di Damasco.

L’architetto Apollodoro realizzò un’impresa ingegneristica senza precedenti: per far spazio al complesso fu necessario sbancare la sella montuosa che congiungeva il colle Campidoglio al Quirinale, spianando un’area per una larghezza di circa 250 metri.

Il Foro non era solo un centro amministrativo e giudiziario (incentrato sulla maestosa Basilica Ulpia), ma un vero e proprio monumento di propaganda politica e celebrazione militare. Al centro dell’architettura troneggiava la narrazione visiva delle campagne daciche, culminante nella straordinaria Colonna Traiana.

Storie, aneddoti e curiosità dal Foro e dalla Colonna

Oltre alla sua maestosità monumentale, il Foro di Traiano ha attraversato i secoli caricandosi di leggende popolari, riutilizzi singolari e curiosi episodi di cronaca d’altri tempi.

La leggenda di papa Gregorio Magno e la salvezza di Traiano

Si racconta che tra il 590 e il 604 d.C. il pontefice Gregorio Magno, passeggiando tra i marmi del Foro, rimase profondamente colpito da un bassorilievo. La scultura raffigurava l’imperatore Traiano che, pronto a partire a cavallo per la guerra alla testa delle sue truppe, fermò la marcia per ascoltare una povera madre romana disperata, la quale gli chiedeva giustizia per il figlio ingiustamente ucciso da un principe. L’imperatore le promise che avrebbe fatto giustizia al suo ritorno ma, di fronte al dolore della donna che chiedeva una sentenza immediata nel caso egli fosse caduto in battaglia, scese da cavallo ed esaudì subito la sua richiesta.

Commosso da tanta equità e misericordia, il papa pianse pensando all’anima di quell’imperatore pagano destinata alla dannazione. Giunto in San Pietro, si mise in profonda preghiera: una voce divina gli assicurò che l’anima di Traiano sarebbe stata salvata, a patto che il pontefice non intercedesse mai più per un pagano. Secondo il racconto, Gregorio richiamò temporaneamente in vita le ceneri dell’imperatore per amministrargli il battesimo, permettendo alla sua anima di ascendere in Paradiso (un’antica leggenda citata poi anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia).

Il «primo documentario» della storia

Con i suoi 32 metri d’altezza, la Colonna Traiana è un autentico capolavoro istoriato. Attorno al fusto si srotola a spirale un fregio in marmo lungo 260 metri che racconta, come in una pellicola cinematografica d’altri tempi, le due guerre contro i Daci (101-102 e 105-106 d.C.). Le oltre 2.500 figure scolpite mostrano non solo battaglie e assedi, ma anche la costruzione del celebre ponte sul Danubio (lungo oltre un chilometro), marce, sacrifici e momenti di vita quotidiana dei soldati.

Alla base della colonna, adornata da trofei d’armi barbariche, si trova la cella funeraria dove vennero deposte le ceneri d’oro di Traiano, riportate in patria dalla vedova Plotina dopo la morte dell’imperatore avvenuta in Cilicia nel 117 d.C. Nel Cinquecento, la statua bronzea di Traiano posta in cima fu sostituita con quella di San Pietro.

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Il pollaio nella Colonna Traiana

Nel corso del Settecento la base della colonna fu al centro di un curioso episodio di degrado e decoro urbano. In una deliberazione dell’Archivio Capitolino datata 14 giugno 1701, si legge che la Congregazione tenutasi in Campidoglio dovette intimare ufficialmente al custode del monumento di «levare da detta colonna e suo recinto le galline che ci tiene, per non essere cosa decente». Un sollecito formale per evitare che il basamento dell’imperatore venisse scambiato per un pollaio domestico!

La Colonna trasformata in campanile

Nel Medioevo, sui resti del basamento della colonna venne costruita una chiesetta dedicata a San Nicolò «de columna». L’eremita che ne era custode ebbe l’idea bizzarra e geniale di trasformare la Colonna Traiana nel campanile dell’edificio: applicò in cima una piccola campana e la azionava regolarmente tirando una lunghissima corda che scendeva lungo il fusto di marmo. La chiesetta fu demolita nel XVI secolo sotto il pontificato di Paolo III, restituendo alla colonna la sua solitudine monumentale.

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Foto di neufal54

Un’eredità immortale nel cuore di Roma

Ho scelto di raccontarvi questa suggestiva parte di Roma con due immagini: la prima, quella di copertina, dove in primo piano si vedono i resti delle colonne della Basilica Ulpia, al centro svetta la Colonna Traiana con la statua di Pietro sulla sommità e sullo sfondo le due chiese gemelle di Santa Maria di Loreto e il SS. Nome di Maria al Foro Traiano; nella seconda immagine – nell’articolo – una prospettiva eccezionale delle colonne del Tempo di Marte Ultore all’interno del Foro di Augusto e sullo sfondo la cupola della chiesa del SS. Nome di Maria e la sagoma della Torre delle Milizie.

Questi aneddoti e queste trasformazioni dimostrano come il Foro di Traiano non sia soltanto una fredda testimonianza del passato imperiale, ma un monumento vivo che ha attraversato le epoche, intrecciando la grande Storia con le piccole vicende della vita quotidiana romana. Un luogo dove l’ingegno dell’antichità e la memoria popolare continuano a fondersi, regalando alla città un fascino che non smette mai di sorprendere.

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