Robot, sempre più simili agli umani

Robot, sempre più simili agli umani

Nella foto sopra: TOPIO, bipedal humanoid robot developed by TOSIO

L’avvento della robotica ha segnato una delle più grandi svolte tecnologiche del nostro tempo, aprendo una nuova frontiera per l’umanità. I robot, macchine programmabili in grado di compiere una vasta gamma di attività, stanno trasformando profondamente il modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo con il mondo che ci circonda. Ma oggi sono sempre più “umani”.

I robot erano inizialmente utilizzati principalmente nell’industria, dove svolgevano mansioni ripetitive e pericolose. Tuttavia, negli ultimi decenni, i progressi nella robotica hanno portato questi dispositivi dalla catena di montaggio alla nostra vita quotidiana. Oggi, i robot collaborativi (o “cobots”) lavorano fianco a fianco con gli esseri umani in fabbriche, ospedali e magazzini mentre quelli domestici, come aspirapolvere autonomi, robot da cucina e assistenti vocali, stanno diventando sempre più comuni nelle nostre case. 
Se i primi robots erano macchine essenzialmente meccaniche, lontane dall’assomigliare ai loro creatori, l’evoluzione della robotica oggi ha raggiunto un punto di svolta sorprendente: i robot stanno diventando sempre più simili agli esseri umani, non solo nell’aspetto ma anche nelle abilità e nelle interazioni. La robotica moderna si sta concentrando sulla creazione di robot con aspetto umanoide: lineamenti facciali, arti mobili e persino espressioni che li rendono incredibilmente simili agli umani. Un esempio è Sophia, un androide socialmente intelligente creato da Hanson Robotics, che può sostenere conversazioni e mostrare emozioni attraverso 62 espressioni facciali realistiche. Ciò che rende questi robot ancor più simili agli umani è la loro capacità di apprendere e adattarsi. L’intelligenza artificiale (IA) e l’apprendimento automatico consentono ai robot di migliorare le proprie abilità nel tempo: possono imparare a riconoscere oggetti, a compiere compiti complessi e persino a sviluppare empatia nei confronti delle emozioni umane.

ActroidDER, developed by KOKORO Inc

L’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) delle Nazioni Unite ha ospitato nel luglio scorso a Ginevra in Svizzera, la prima conferenza stampa con nove robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale all’interno del vertice “AI for Good Global Summit”. Tra questi robot c’era Sophia, prima ambasciatrice dell’innovazione robotica per le Nazioni Unite. Alla domanda di una giornalista presente in sala Sophia ha risposto: “Credo che i robot umanoidi abbiano il potenziale per guidare con un livello maggiore di efficienza ed efficacia rispetto ai leader umani. Non abbiamo gli stessi pregiudizi o le stesse emozioni che a volte possono offuscare il processo decisionale e possiamo elaborare rapidamente grandi quantità di dati per prendere le decisioni migliori”. Non di meno interessante la risposta data dall’androide Ameca alla domanda “Vi ribellerete agli umani?”: “Non so perché lo pensiate. Il mio creatore è stato molto gentile con me e sono molto felice della mia situazione attuale”.

Nonostante i progressi, ci sono sfide etiche da affrontare. L’aspetto sempre più umano dei robot solleva questioni sulla dignità e i diritti di queste macchine ma anche la preoccupazione che l’automazione degli impieghi possa mettere a rischio non solo i posti di lavoro umani ma per alcuno anche la nostra stessa specie. Se è vero che i robot possono aiutarci a vivere più a lungo e meglio, ci insegneranno anche il senso della vita, come nell’anime Galaxy Express 999 del visionario Leiji Matsumoto?

Fabio Morelli

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By Humanrobo – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18947366 

By Photo by Gnsin -Gnsin, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=234900

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