Tina Modotti al Museo di Roma in Trastevere: l’obiettivo come atto politico

Tina Modotti al Museo di Roma in Trastevere: l’obiettivo come atto politico
Donne indigenti per strada 1926

di Moreno Stracci

ROMA – C’è un’immagine che riassume meglio di mille parole la vita di Tina Modotti: quella di una donna capace di far convivere il rigore estetico della fotografia d’avanguardia con il battito febbrile della militanza rivoluzionaria. Dal 14 maggio al 21 settembre 2025, le sale del Museo di Roma in Trastevere accolgono la mostra “Tina Modotti. Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due mondi”, un’indagine profonda su una delle figure più emblematiche e poliedriche del Novecento.

Un’esistenza oltre i confini

L’esposizione, promossa da Roma Capitale e curata dall’associazione Storia e Memoria Aps, ripercorre le tappe di un’esistenza errante e coraggiosa. Dalla natia Udine all’emigrazione negli Stati Uniti, dove fu operaia tessile e poi attrice, fino alla svolta decisiva: l’incontro con Edward Weston e l’approdo nel Messico post-rivoluzionario del 1923. È in questo contesto che la Modotti fiorisce, stringendo legami con giganti come Diego Rivera e Frida Kahlo, e trasformando la sua macchina fotografica in uno strumento di indagine sociale.

L’arte della realtà sociale

Attraverso circa 60 testimonianze tra scatti, lettere e documenti inediti, il visitatore può osservare l’evoluzione di uno stile unico. Se inizialmente l’influenza di Weston la spinge verso una perfezione formale quasi astratta, è il contatto con la sofferenza e le speranze dei lavoratori messicani a radicalizzare la sua visione. I suoi scatti non sono mai semplici documenti, ma poesie visive cariche di una sensibilità sociale che la porterà ad aderire ufficialmente al Partito Comunista nel 1927.

Antonietta Raphael, I bambini si mascherano da grandi, 1965

La militanza e l’esilio

La mostra non trascura l’anima più politica della Modotti. Dopo l’espulsione dal Messico nel 1930 per le sue attività sovversive, la fotografa scelse il silenzio dell’obiettivo per dedicarsi interamente alla causa comunista tra Berlino, Mosca e la Guerra Civile Spagnola, dove operò come infermiera nelle Brigate Internazionali. Una sezione di documenti preziosi illustra proprio questa fase finale, culminata con il ritorno clandestino in Messico e la morte prematura, avvenuta nel 1942 a soli 45 anni.

Un tesoro messicano in Italia

Le opere esposte nella Sala del Pianoforte vantano una provenienza d’eccezione: la Fototeca Nazionale dell’INAH di Pachuca, la più importante istituzione iberoamericana del settore. Si tratta di materiali di inestimabile valore storico, donati alla fototeca da Carlos Vidali, figlio di Vittorio Vidali, il rivoluzionario triestino che fu l’ultimo compagno di Tina.

Oggi la Modotti è consacrata come una pioniera della fotografia sociale. Questa mostra a Trastevere restituisce la voce a un’artista che ha saputo vivere ogni scatto come un atto di libertà, dimostrando che l’arte non può essere separata dalla vita e dalle sue battaglie.

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Crediti fotografici 

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura www.museodiromaintrastevere.itwww.museiincomune.it