INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ChatGPT TRA ETICA E CAPITALE UMANO

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ChatGPT TRA ETICA E CAPITALE UMANO

La tecnologia nasce per facilitare la vita degli esseri umani. Fino a che punto la tecnologia può dirsi progresso? C’è un limite oltre il quale smette di essere utile per divenire una minaccia?

È finita l’era degli assistenti digitali che rispondono solo ai nostri comandi vocali, al televisore che cambia solo canale semplicemente salutandolo, “Ciao metti su Rai1”, al software che ci permette solo di snellire i tempi del lavoro?
Il visionario plurimiliardario Elon Musk (in foto) lancia ChatGPT dimostrando che l’intelligenza artificiale adesso non è “solo” in grado di soddisfare i nostri bisogni con delle risposte o azioni predeterminate a monte. Il Generative Pretrained Transformer (GPT), realizzato dalla OpenAI è uno strumento di elaborazione del linguaggio che utilizza sofisticati algoritmi di apprendimento automatico dell’intelligenza artificiale e del machine learning, capaci non solo di imparare, ma anche di evolversi e generare risposte simili a quelle umane, personalizzate, riferite al suo interlocutore e al contesto, come se si parlasse a un amico o a un collaboratore fidato.
Adesso in versione testuale, ChatGPT è un chatbot destinato ben presto ad evolversi come una reale versione di Friday, l’assistente virtuale del supereroe Marvel, Iron Man.
Dopo l’entusiasmo iniziale di molti, le perplessità che affiorano non sono da poco: può questa nuova forma di AI sostituire un rapporto sociale tra individui? I rapporti umani, già peraltro pregiudicati dai social, che generano sistemi di solitudine sempre più spesso evidenti e con impatti negativi sulla società, potranno essere salvati?
ChatGPT, attingendo al capitale illimitato di informazioni e dati nella rete e nei social (comprese le notizie personali), sta mostrando capacità e potenziali non indifferenti non solo per realizzare compiti e servizi contestualizzati in base alle esigenze ma ha anche la capacità di imparare dalle conversazioni con gli utenti, di adattarsi alla persona con cui sta parlando e di esprimersi anche con esempi per rendere più comprensibile un concetto. Insomma, tutte prerogative umane!

Possiamo considerarlo un pericolo anche per il mondo del lavoro? La tecnologia nelle fabbriche ha già rimpiazzato molta forza lavoro umana ma adesso il rischio è quello che l’AI possa sostituire anche le “menti” che lavorano negli uffici: dirigenti, impiegati ma anche creativi sostituiti da una intelligenza artificiale capace non solo di svolgere i compiti assegnati, ma di pianificare le attività, gestire le problematiche ed evolversi, dando risposte immediate per soddisfare qualsiasi bisogno, laddove ci sarebbe voluto comunque un tempo maggiore in termini di lavoro “umano”.
Il servizio per accedere a ChatGPT è già attivo e alcune istituzioni americane lo hanno già vietato: il Dipartimento dell’Istruzione della città di New York non permette agli studenti l’utilizzo del software sui dispositivi anche scolastici per evitare facilitazioni di compiti anche complessi (dalla soluzione di un problema a una tesina) che potrebbero essere risolti dalla AI in pochi secondi.
Il futuro che ci attende sarà uno scenario da film di Spielberg, dove le macchine proveranno sentimenti e si ribelleranno? Rimaniamo in attesa del lancio della terza generazione di ChatCPT.

Fabio Morelli

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Elon Musk Royal Society” by Duncan.Hull

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