Io sono il sasso e il ruscello

Io sono il sasso e il ruscello

C’era una volta un uomo che si sentiva pervaso da uno strano senso di insofferenza e di insoddisfazione. Sentiva dentro di sé che la vita era ingiusta con lui. Sempre di corsa, aveva mille cose da fare e mai tempo per se stesso. Viveva le sue giornate rincorrendo il tempo, con un peso sul petto che non lo abbandonava mai. Si sentiva sopraffatto dalla vita, dagli eventi. Un giorno, preso dalla disperazione, si recò presso un saggio che viveva in un bosco non lontano da casa. Parlò a lungo dei suoi tormenti e disse: “Mi sento come quando ero piccolo. Mia madre mi portava al parco e io volevo solo divertirmi sull’altalena ma c’erano così tanti altri bambini e il mio turno no arrivava mai”.

Perché non chiedevi di salire sull’altalena?” disse il saggio. 

Ero solo un bambino. Perché, allora, oggi che sei un uomo non chiedi quello di cui hai bisogno?”

“La vita non è così semplice! Sono sempre gli altri a chiedere qualcosa! E poi non è che basta chiedere per avere ciò che si vuole! ”

“Su questo devo darti ragione: non basta o, meglio, non serve.”

Detto ciò, il saggio lo invitò a prendersi una pausa e ad accompagnarlo in un breve viaggio. Camminarono per il bosco, poi si sedettero su una roccia vicino a un corso d’acqua. Il saggio raccolse
un sasso liscio dal fondo del ruscello e lo porse all’uomo, dicendo: “Osserva questo sasso e concentrati su di esso. Immagina che sia tutto ciò che esiste al mondo”.

L’uomo pensò: “Eccoci qua con i soliti esercizi spirituali. Ma a che serve?” Di malavoglia iniziò ad osservare il sasso e più il tempo passava, più lui notava ogni piccolo dettaglio: la forma, il colore, la consistenza. Si concentrò completamente sul sasso, dimenticando tutto il resto. Il suo respiro si fece leggero e l’oppressione scomparve. Dopo qualche minuto, il saggio chiese all’uomo di guardare intorno a lui. Allora l’uomo si accorse che il bosco era pieno di suoni, colori, luci e profumi. Si rese conto che, concentrando la sua attenzione sul sasso, aveva dimenticato tutto il resto, tutte quelle brutte sensazioni. Aveva però anche dimenticato la bellezza del mondo; preso dalle sue preoccupazioni aveva scordato quanto il mondo avesse da offrire. Ma c’era di più: improvvisamente si rese conto che non era la vita a sopraffarlo, non erano gli impegni a rubargli tempo, non erano gli altri a distrarlo dai suoi bisogni. Era lui stesso che, seppur all’apparenza infelice di correre da una parte all’altra, si era costruito una vita così, per paura di stare solo con se stesso, di doversi dire la verità, di essere il fautore delle sue giornate. 

Il saggio disse all’uomo: “Quando ti senti sopraffatto, fermati e concentrati su qualcosa di piccolo e all’apparenza insignificante come un sasso. Ripristina la giusta prospettiva. Comprendi che a volte è più facile sentirsi vittime degli eventi che loro creatori. La vittima può sempre incolpare qualcun altro per i suoi insuccessi. Che crea la propria vita si assume invece la responsabilità dei propri errori. Allo stesso momento però gioisce dei propri successi. Bada bene, non parlo dei successi mondani ma del guardare la propria immagine riflessa in un stagno ed essere felici di se stessi. Ricorda, tu sei il sasso e il ruscello. Come il ruscello, scorri libero e fresco! Come il sasso sii stabile e incorruttibile! Come il sasso modifica il corso del torrente così il ruscello modella la struttura del sasso.” 

L’uomo ora sapeva cosa fare. Salutò il saggio e tornò a casa sentendosi tranquillo e sereno. Si guardò allo specchio e disse tra sé e sé: “La mia vita non è ciò che mi capita, la vita è ciò che io sono, ed io sono il sasso e il ruscello”. 

E tu cosa vuoi essere?

Amate e siate felici,
Il vostro Kansha

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