Kansha: nel nostro cercare, cerchiamo nel posto giusto?

Kansha: nel nostro cercare, cerchiamo nel posto giusto?

Quante volte ci sentiamo sconsolati e frustrati perché il nostro cercare non porta a niente di quello sperato! Quante volte ci lamentiamo amareggiati per non aver trovato quello che tanto stavamo inseguendo! Ma è chiaro che se le nostre ricerche non portano a nulla, questo vuol dire che: abbiamo cercato nei posti sbagliati o con superficialità oppure non sapevamo bene cosa stavamo cercando, o anche che non abbiamo dato la giustà volontà o abbastanza tempo alle nostre ricerche. Sta di fatto che spesso guardiamo lontano per trovare qualcosa che è vicino a noi, se non addirittura dentro di noi. Allora mi è tornata in mente una poesia di Guido Gozzano, “La notte santa” del 1914, che da bambino solevo recitare con mia sorella a mo’ di pièce teatrale, nello spettacolino che tutti gli anni mia madre organizzava la notte di Natale per deliziare i suoi ospiti. Rimangono nella mia memoria tutti quegli osti che in buona fede rifiutano di ospitare Giuseppe e Maria. Le loro locande sono piene perché in quella notte si aspetta il prodigio, la stella cometa. Tutte le genti sono accorse per assistere a quell’evento irripetibile, nessuno sospetta che il vero prodigio è il bambino che Maria sta per dare alla luce.

Ecco, spesso penso che noi siamo come quella gente, in attesa di qualcosa di grandioso, lontano da noi (e più grandioso e lontano, e meglio è) quando invece basterebbe guardare al più piccolo essere tra i piccoli per essere immediatamente illuminati di luce vera.

Buon Natale delle piccole cose.

Il vostro Kansha

LA NOTTE SANTA

di Guido Gozzano (1914)


– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe
Il campanile scocca
lentamente le sette.
– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.
– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.
Il campanile scocca
lentamente le nove.
– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…
Il campanile scocca
lentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente.
La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.
È nato!
Alleluja! Alleluja!
È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!

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