Mai Più: la mostra per non dimenticare

Mai Più: la mostra per non dimenticare

In occasione della Giornata della Memoria, si è svolta la terza edizione della mostra “Mai più” organizzata da Quia APS in collaborazione con Il Mandorlo d’Oro APS e la A.C. La Collina dei Ciliegi. Assegnato il Premio “Pietro Frezza” all’artista Paskal Pas.

Una collaborazione ormai consolidata con altre realtà italiane, la APS Il Mandorlo d’Oro e la AC La Collina dei Ciliegi, che ha come scopo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso l’arte, sugli orrori della guerra e sullo scegliere sempre la via della pace, un tema così sentito e purtroppo attuale ancora oggi. “Siamo veramente entusiasti del grande coinvolgimento di artisti – spiega la curatrice Pamela Stracciche anche in questa terza edizione hanno dato un apporto significativo con le loro opere e la loro sensibilità, per interpretare non solo gli orrori della guerra ma gridare anche alla pace, all’amore come panacea per i mali della società. Il filo conduttore di questa edizione sono i fiori gialli, che rappresentano la stella di Davide cucita sugli abiti degli ebrei, simbolo di tutti quei fiori, uomini, donne e bambini che sono stati falciati dalla guerra ma che tornano ad aprirsi e a risorgere ogni volta che li ricordiamo, come il croco fiorisce dal freddo di gennaio”. 44 gli artisti partecipanti non solo da tutta Italia ma anche dall’estero e molte le testimonianze storiche proposte nella mostra. 

Come nelle precedenti edizioni la mostra è abbinata al premio per le arti Quia “Pietro Frezza”. Spiega il curatore Moreno Stracci “Pietro Frezza è stato un eroe d’altri tempi che credeva fermamente nella pace e che ha salvato, durante la seconda Guerra Mondiale, molti compagni di sventura. La sua grande generosità non si è fermata però agli anni della prigionia ma anche dopo la liberazione e la fine del conflitto bellico ha continuato ad aiutare la comunità, perché la pace non si costruisce solo quando si è in guerra, la pace si costruisce ogni giorno, con le piccole azioni di ognuno, un coro appunto di voci. Questo è l’esempio che vogliamo portare. Conoscere gli orrori che l’umanità ha compiuto, e tuttora compie, verso se stessa non è sufficiente. Bisogna tramutare quella conoscenza in comprensione da stampare nei nostri cuori, e in azione da portare nella nostra vita quotidiana. Ogni volta che anteponiamo il nostro interesse personale a quello della collettività, ogni volta che rifiutiamo di tendere la nostra mano verso chi ha bisogno, ogni volta che neghiamo un sorriso, ogni volta che ci perdiamo nelle nostre meschine lotte di potere, nella superbia, nell’indifferenza, nell’ira, nell’invidia, nella cattiveria, violentiamo i milioni di vittime spezzate dai genocidi. Mi auguro che ognuno di noi riesca a trovare il coraggio e lo slancio per amare e rispettare noi stessi, i nostri fratelli e sorelle, e la vita tutta”.

Il Premio Pietro Frezza 2023 è andato all’artista Pasquale Basciu (Paskal Bas) con l’opera (in foto) ispirata al sermone del pastore Martin Niemöller (1892- 1984). Come si legge nella motivazione della giuria: “Per le magistrali abilità tecniche ed espressive che conferiscono all’opera un lirismo delicato e mitico, per l’accento posto sulla vecchiaia, dono negato a molti dall’olocausto”.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

 

Martin Niemöller (1892- 1984)

 

Fabio Franzoni

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“Prima di tutto (…)” di Pasquale Basciu

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