Il mito di Pelé: la Perla Nera

Il mito di Pelé: la Perla Nera

di Fabio Morelli

Pelé, il calciatore che ha fatto sognare milioni di persone e che ha insegnato a ognuno di noi il rispetto, la bellezza della vita e dei nostri sogni.

È praticamente impossibile scrivere qualcosa su Pelé che non sia stato già scritto. Nato nei quartieri poveri del Brasile, inizia a giocare con una palla fatta di calzini e stracci riempiti di carta. Il nome “Pelé” nasce  dalla presa in giro di un compagno di squadra ma diventa poi il nome con cui il mondo lo apprezzerà anche se appena possibile, ricorderà sempre a tutti che il suo vero nome è Edson. Le poche immagini del periodo in cui giocava, hanno contribuito alla costruzione del mito della maglia numero 10: obiettivamente avere la possibilità di vedere tutti i suoi gol sarebbe stata una vera e propria delizia per gli occhi di tutti gli appassionati.
Pelé è O Rey, il Re del calcio, un talento che anche dopo la carriera (durata dal 1956 al 1977) ha continuato ad alimentare l’immaginario collettivo come il giocatore più forte del mondo: chi durante una qualunque partitella a calcio non ha esclamato verso il giocatore più talentuoso: “Ma chi sei Pelé!?”.
Geniale ed imprevedibile nel modo di giocare, tecnicamente perfetto, ha sempre conquistato tutti con la creatività ed il suo trasmettere la gioia di vivere il calcio senza mai alimentare invidie o polemiche, ma soltanto il piacere di condividere emozioni sportive.
Fedelissimo alla sua Squadra ha sempre giocato in patria nel Santos ad eccezione di una parentesi di fine carriera con gli americani del Cosmos per i quali, più che uno giocatore, era parte di una campagna per la promozione del calcio nell’America del Nord.
Nel 1967 durante una tournée del Santos in Africa, Congo e Zaire fermarono la guerra per vederlo giocare. Bastava la sua semplice presenza in campo per mandare in visibilio qualunque tifoso.

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È stato l’unico giocatore ad aver vinto il mondiale per ben tre volte 1958- 1962 – 1970, dove il primo a soli 17 anni. Unico a segnare 1.281 reti da professionista con una media di quasi un goal a partita. A soli 17 anni nel 1958 nella finale contro la Svezia, realizza uno dei gol che laureano i verdeoro campioni del mondo: un palleggio delizioso ed un tiro rasoterra precisissimo, ecco come si presenta al calcio mondiale la Perla Nera Pelè. Il suo modo di giocare incantava compagni di squadra ma anche gli avversari: durante la finale contro l’Italia del 1970, Pelè segna un gol contro Tarcisio Burgnich, probabilmente il difensore italiano più forte di tutti i tempi. Lo stesso Giocatore Azzurro dichiarò : “Lui faceva con i piedi ciò che io facevo con le mani”.
Il suo grande amore è quello che ha sempre dimostrato per il Brasile, di cui è stato ambasciatore dei colori verdeoro nel mondo, amore totalmente ricambiato: il Brasile è Pelé. 
Edson ha recitato anche in sei film: indimenticabile la sua partecipazione in “Fuga per la vittoria” (1981) con Sylvester Stallone, dove la sua strepitosa rovesciata finale corona il lieto fine del film.
La Fifa nel 2000 lo incorona miglior giocatore del ventesimo secolo anche se la domanda che tutti gli appassionati di calcio si sono sempre posti è se sia stato più forte Pelé o Maradona. Ovviamente non c’è risposta: a me piace pensare che adesso palleggiano insieme ad ogni tifoso che li ha sportivamente amati.

Nel 2016, esce il film biografico Pelé: Birth of a Legend. C’è un momento preciso in cui il talento smette di essere solo tecnica e diventa destino. Il film sulla vita di Edson Arantes do Nascimento cattura esattamente questo istante. Attraverso una regia dinamica, lo spettatore viene immerso nel rapporto viscerale tra il giovane Pelé e le sue radici. l biopic diretto dai fratelli Zimbalist non è solo una cronaca sportiva, ma un viaggio antropologico nel cuore del Brasile. Pelé: Birth of a Legend sceglie di focalizzarsi sugli anni della formazione, trasformando la povertà delle favelas in una coreografia visiva vibrante. Sebbene la narrazione indugi talvolta in toni eccessivamente agiografici, la pellicola brilla nella ricostruzione dello spirito della ‘Ginga’, elevando il calcio a vera e propria forma d’arte. Notevole la fotografia, che satura i colori di un Brasile sospeso nel tempo, rendendo giustizia alla genesi del mito prima del trionfo mondiale del 1958. Non è solo la storia di un calciatore, ma il riscatto di una nazione che, proprio grazie a quel ragazzino, trova il coraggio di abbracciare la propria identità. Un’opera necessaria per chi vuole capire perché Pelé resterà per sempre, semplicemente, Il Re.

La vita di Edson Arantes do Nascimento supera i confini del rettangolo di gioco per farsi paradigma universale: la dimostrazione che il talento, quando alimentato dalla fedeltà alle proprie radici, può scardinare pregiudizi e barriere sociali. Pelé non è stato solo il ‘Re’ del calcio, ma l’architetto di un nuovo orgoglio nazionale che ha permesso al Brasile, e con esso a ogni periferia del mondo, di guardarsi allo specchio con dignità. La sua eredità, non risiede dunque soltanto nei trofei in bacheca, ma nella lezione senza tempo che ha lasciato in dote: l’idea che l’eccellenza non nasca dal conformismo, ma dal coraggio di restare autentici, trasformando la propria natura nel più grande punto di forza.

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pelé” by gabriel.bitar is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

“Reuniòn con Pelé” – Foto con el Presidente is licensed under CC BY 2.0