Kansha: Il tempo è solo nostro, la prima lettera di Seneca a Lucilio

Kansha: Il tempo è solo nostro, la prima lettera di Seneca a Lucilio

Quante volte troviamo noi stessi a dire “Il tempo vola”, “Non ho tempo!”, “Dammi tempo!”, come se il tempo che non viviamo fosse un sgarbo che ci viene fatto dall’eterno. Tuttavia, questo sembra essere un tentativo di dare ad altri la colpa dello sconsiderato impiego che facciamo del nostro tempo. Non sarebbe più saggio fermarsi a riflettere e comprendere dove, nella nostra vita, abbiamo creato falle dalle quali senza accorgercene lasciamo che il tempo si disperda inutilmente? Il tempo non è uno scorrere lineare ma è consapevolezza di ogni momento vissuto. Dunque, non è profittevole cercare di allungare il tempo, più fruttuoso sarebbe entrare in ogni istante ed espanderlo con il dono della consapevolezza. Vi lascio una lettera di Seneca, prima delle 124 lettere scritte a Lucilio, meravigliosi tesori di saggezza che da 2000 anni ci insegnano a vivere.

Non exiguum temporis habemus sed multum perdidimus (Seneca)

SENECA LVCILIO SVO SALVTEM

Fa’ così, mio Lucilio: rivendica te a te stesso, e il tempo che finora ti veniva portato via o ti veniva sottratto o andava perduto raccoglilo e mettilo da una arte. Convinciti che le cose stanno così come scrivo: alcuni momenti ci vengono portati via, alcuni vengono sottratti, alcuni scorrono via. Tuttavia il danno più sconveniente è quello che si verifica a causa della negligenza. E se vorrai farci caso, una grande parte della vita scorre mentre ci comportiamo male, la massima parte mentre non facciamo nulla e tutta la vita mentre facciamo altro. Chi mi potrai indicare che riconosca qualche valore al tempo, che valuti la giornata passata, che si renda conto di morire giorno dopo giorno? In questo infatti erriamo, per il fatto che la morte la consideriamo come un evento futuro: gran parte di essa è già passata; tutta l’esistenza che sta alle nostre spalle e la morte la possiede. Fai dunque, mio Lucilio, quello che scrivi di fare, afferra tutti i momenti; così accadrà che tu dipenderai meno dal domani, se porrai mano all’oggi. Mentre si rinvia la vita scorre via. Tutte le cose,  Lucilio, appartengono degli altri, soltanto il tempo è nostro; la natura ci ha collocati nel possesso di quest’unica cosa fuggevole e incerta, dalla quale ci caccia chiunque vuole. E così grande è la stoltezza degli uomini che le cose che sono meno importanti e di minor valore, certamente sostituibili, accettano che siano loro messe in conto quando le hanno ottenute, e invece nessuno che abbia ricevuto del tempo ritiene di essere debitore di alcunché, mentre in realtà esso è l’unica cosa che neppure una persona grata può restituire, se lo volesse. Mi chiederai forse che cosa faccia da parte mia io che ti impartisco questi suggerimenti. Ti confesserò francamente: faccio quello che accade presso una persona dispendiosa ma attenta, mi torna il conto della spesa. Non posso dire di non perdere nulla, ma potrei dire che cosa perdo e perché e come; potrei fornire i motivi della mia povertà. Ma capita a me ciò che capita alla maggior parte di coloro che sono stati ridotti all’indigenza non per propria colpa: tutti ti compatiscono, nessuno ti soccorre. 

Quale è dunque la conclusione? Non ritengo povero colui che si fa bastare quel poco che gli resta; tu tuttavia preferisco che risparmi i tuoi beni, e  ncomincerai a tempo utile. Infatti, come sembrò ai nostri antenati, “è tardiva la parsimonia quando si è giunti al fondo”; infatti al fondo rimane non solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.

Il vostro Kansha

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